"Cerchiamo di imparare la lezione della crisi" / INTERVISTA

Genova - “Prima dell’emergenza coronavirus, eravamo veramente partiti col botto, se mi consente l’espressione”. Diego D’Amato è da inizio anno amministratore delegato per l’Italia del Bureau Veritas

di Alberto Quarati

Genova - “Prima dell’emergenza coronavirus, eravamo veramente partiti col botto, se mi consente l’espressione”. Diego D’Amato è da inizio anno amministratore delegato per l’Italia del Bureau Veritas, una delle più antiche società di ispezione e certificazione al mondo nel settore industriale. Ha preso il posto di Ettore Pollicardo, oggi responsabile dell’area Est e Sud Europa, con cui è cresciuto professionalmente. Manager dalla carriera eclettica, un passato come consulente del gruppo Fiat, milioni di chilometri macinati alle spalle a causa del lavoro ma anche degli affetti, non avendo mai lasciato la sua Cervasca, dieci minuti da Cuneo dove abita con la famiglia, “che nella vita, è sempre il centro di tutto”.

Alla guida di un ente di certificazione in tempi di coronavirus, non deve essere facile.
“Non lo è. Come tutte le aziende di servizi ci si trova a dover gestire tre livelli di emergenza: le procedure dettate dal governo e in continuo aggiornamento; quelle attivate dai nostri clienti, che variano di volta in volta in relazione alla loro attività, alla loro dimensione industriale e al diverso approccio nei confronti di questo problema; e infine le nostre, di procedure. Il risultato è che con 800-900 interventi giornalieri, il lavoro chiaramente si moltiplica e si complica. Anche per attività che prima potevamo considerare di routine, vanno stabilite prima delle regole d’ingaggio”.


Uno scenario da incubo…
“E’ vero, ma è anche necessario provare a trasformare le crisi in opportunità. Penso ad esempio all’ambito delle ispezioni da remoto: da diversi anni il Bureau Veritas opera con smart glasses, in questi giorni il ramo Marine del gruppo sta effettuando ispezioni in stiva con il drone, e in passato si sono condotte anche attività con droni subacquei. Ma il quadro è ancora sperimentale: invece oggi si sta materializzando il contesto per sistematizzare l’utilizzo di questi strumenti, che garantiranno senz’altro più sicurezza per i lavoratori, e un anche un risparmio per l’azienda. Non tutto si può fare con il joystick, però il contributo può essere davvero importante. Aggiungo che come multinazionale abbiamo cominciato a sentire e gestire l’emergenza coronavirus da due mesi, avendo uffici in Cina. Certo, alla luce di quanto continua a succedere, questa esperienza ci aiuterà a impostare il nostro lavoro in maniera differente”.

Quali sono in ogni caso i piani per il 2020?
“Al contrario dello scenario generale, in cui il 2020 è stato da più fonti definito e previsto come un anno difficile, noi abbiamo avuto una partenza brillante, con una prospettiva di crescita a doppia cifra. Vedremo in che misura la crisi peserà, certamente noi oggi in Italia vogliamo puntare sul settore delle infrastrutture in esercizio e l’impiantistica. La vincita del contratto con Autostrade per la sorveglianza delle opere per noi rappresenta un passaggio molto significativo, e la manutenzione è il tema centrale di questi anni. Oltre a questo, puntiamo sulle commodities e sulla sicurezza alimentare”.

Acquisizioni in vista?
“Anche qui, molto dipende dallo scenario in atto, ma in ogni caso sì, sono in agenda. Il ramo è quello della tecnologia, ma voglio sottolineare che acquisiremo con la nostra mentalità: non ci interessa comprare i profitti, ma le idee. In 10 anni il fatturato del Bureau Veritas in Italia è balzato da 53 a 133 milioni di euro. L’occupazione nel nostro Paese è salita da 400 a 930 addetti ai quali si affiancano più di 900 professionisti esterni, fra auditor e specialisti. Prima di questa crisi eravamo certi di arrivare a quota 1.000. Devo dire che questi risultati non saremo mai riusciti a ottenerli se non avessimo avuto, appunto, un personale e un capitale umano di primo livello, che sono a mio giudizio il motivo per cui in un’azienda come questa vale la pena rimanere e crescere”.

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