Dnv Gl-Cynomys, alleanza contro i gas serra

Genova - Sullo schermo del computer, Enrico Carta tiene d’occhio i gas serra emessi da alcuni grandi allevamenti nel mondo. I dati arrivano da stalle sparse tra Messico, Olanda, Spagna, Francia e Italia grazie a una tecnologia di tipo “Internet delle cose”, una rete di sensori che misurano i parametri ambientali

di Francesco Margiocco

Genova - Sullo schermo del computer, Enrico Carta tiene d’occhio i gas serra emessi da alcuni grandi allevamenti nel mondo. I dati arrivano da stalle sparse tra Messico, Olanda, Spagna, Francia e Italia grazie a una tecnologia di tipo “Internet delle cose”, una rete di sensori che misurano i parametri ambientali. Le percentuali di metano, ammoniaca, anidride carbonica presenti nell’aria sono vagliate e servono poi per migliorare l’allevamento. «Se vive in un ambiente sano, l’animale produce di più - dice Carta -. Si ammala di meno e prende meno antibiotici». Con la sua azienda, Cynomys, Carta ha progettato e realizzato la tecnologia che permette questo controllo: «I dati servono a cambiare, quando necessario, la struttura della stalla, a migliorare la ventilazione e a ridurre l’inquinamento».

Cynomys è una start-up genovese, nata tre anni fa e formata da Carta, che si occupa della tecnologia sia hardware che software, e da altre due persone, Ambra Milani e Fabiana Surace, che seguono gli aspetti ambientali. Cynomys è anche il nome scientifico del cane della prateria, una specie di marmotta che, come lei, si alza sulle zampe ed emette un grido se avverte un pericolo ma che, a differenza della sua simile, non va mai in letargo. Il cane della prateria ha trovato un alleato nel gigante Dnv Gl, multinazionale nord-europea delle certificazioni che ha migliaia di dipendenti e che certifica navi, oleodotti, gasdotti, aziende e anche allevamenti: «Questo prodotto ci permetterà un controllo ancora più oggettivo e scientifico delle emissioni e ci permetterà di verificare al meglio il rispetto dei parametri da parte dei nostri clienti», dice Renato Grottola, senior vice-president di Dnv Gl.

Dagli allevamenti, segnala la Fao, arrivano i circa due terzi delle emissioni di gas serra e quasi i quattro quinti di quelle di metano prodotte da tutta l’agricoltura. Nell’insieme, gli allevamenti e il loro indotto producono, la fonte è sempre l’agenzia dell’Onu, 7,1 gigatonnellate di anidride carbonica l’anno, il 14,5% di tutti i gasi prodotti dall’uomo. Quelli emessi dagli allevamenti arrivano da concime, produzione del mangime, lavorazione del latte e anche, è il caso delle mucche, dai rutti. I dati Ocse sula produzione di latte, che nel 2029 supererà del 20% la media degli ultimi anni, e di carne, +9%, fanno capire la serietà del problema. Il gruppo norvegese ha stretto con la start up un’alleanza commerciale, per usarne la tecnologia nelle sue certificazioni: «Oggi il consumatore non si fida più della marca, vuole conoscere bene ciò che compra. Questo strumento, oltre ai suoi effetti benefici sull’ambiente, migliora la conoscenza», dice Grottola.

L’alleanza tra la multinazionale e la start-up guarda anche a nuovi sbocchi commerciali: «Potremmo usare gli stessi sensori negli alberghi, nelle aziende, per misurare la qualità del servizio di sanificazione degli ambienti. Funzionano nelle stalle, possono funzionare altrove e darci nuovi elementi per certificare i nostri clienti e migliorare la qualità dei loro prodotti e servizi».

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