Normativa Ue riciclaggio navi, novità sul fronte materiali pericolosi

A cura di Asla - l'Associazione degli Studi Legali Associati

di Marco Manzone*

Genova - Il 31 dicembre 2020 entrerà interamente in vigore il Regolamento UE n. 1257/2013 del 20 novembre 2013 relativo al riciclaggio delle navi (di seguito il “Regolamento” o il “Regolamento 1257/2013”). Ad oggi, infatti, non è ancora efficace la parte del Regolamento che prescrive l’obbligo, anche per le navi non nuove, di dotarsi di un inventario dei materiali pericolosi esistenti a bordo e di mantenerlo aggiornato durante il ciclo di vita della nave.

Negli ultimi anni, il tema del riciclaggio delle navi è diventato di attualità non soltanto per gli addetti del settore. Le immagini provenienti dai cantieri dedicati al riciclaggio di navi nelle spiagge indiane di Alang e in quelle di Chittagong in Bangladesh hanno fatto il giro del mondo e hanno certamente contribuito a sensibilizzare la comunità internazionale sul tema delle pratiche illegali e pericolose di riciclaggio delle navi, portando quindi all’adozione della Convenzione di Hong Kong del 2009 per un riciclaggio delle navi sicuro e compatibile con l’ambiente.

Il Regolamento 1257/2013 nasce con lo specifico intento di agevolare la rapida ratifica della Convenzione di Hong Kong, che purtroppo, a distanza di più di dieci anni dalla sua adozione, non è ancora entrata in vigore, mancando la ratifica da parte di un numero di stati che rappresentino quantomeno il 40% della flotta mondiale e il 3% del volume annuo massimo di riciclaggio delle navi negli ultimi dieci anni.

Il Regolamento 1257/2013 ricalca la struttura della Convenzione di Hong Kong, con l’inserimento di alcune norme più rigorose, e il suo scopo è quello di assicurare la protezione della salute delle persone e dell’ambiante dai possibili effetti negativi dei materiali pericolosi presenti a bordo delle navi, attraverso uno strumento legislativo direttamente applicabile all’interno del territorio dell’Unione Europea.

Il Regolamento 1257/2013 si applica alle navi dei paesi dell’Unione superiori alle 500 tonnellate lorde, ma alcune delle sue previsioni trovano applicazione anche alle navi di paesi terzi che approdano nei porti europei.

La disciplina dettata dal Regolamento (come del resto quella della Convenzione) non riguarda solo la preparazione della nave al momento finale del riciclo e la regolamentazione degli impianti di riciclaggio, ma si applica anche alla fase dell’operatività della nave durante il suo ciclo di vita.

Il Regolamento è già parzialmente in vigore dal 31 dicembre 2018: da tale data, infatti, sono applicabili le norme che impongono a tutte le navi europee un riciclo sostenibile, che dovrà avvenire negli impianti di riciclaggio verificati ed approvati dall’Unione Europea, secondo le regole stabilite dal Regolamento, nonché le norme che impongono alle navi nuove di dotarsi di un inventario dei materiali pericolosi e di un relativo certificato emesso dall’amministrazione di bandiera.

Dal 31 dicembre 2020 l’efficacia del Regolamento sarà però finalmente completa, entrando in vigore le norme che impongono, anche per le navi esistenti, l’obbligo di tenere a bordo un inventario dei materiali pericolosi elencati negli allegati I e II Regolamento.

Tale inventario dovrà essere verificato dall’amministrazione di bandiera tramite un controllo iniziale da effettuarsi entro il 31 dicembre 2020 e, a seguito di tale controllo, verrà emesso dalla stessa amministrazione (o da un suo organismo riconosciuto) il certificato di inventario.

All’armatore è inoltre imposto l’obbligo di mantenere aggiornato l’inventario dei materiali pericolosi durante l’intera vita operativa della nave.

A tal fine, l’armatore dovrà ottenere dai fornitori dei nuovi prodotti che verranno installati a bordo una dichiarazione (cosiddetta “Material Declaration”) che indica la presenza o meno, in tali prodotti, dei materiali pericolosi elencati nel Regolamento e, in caso affermativo, della quantità di materiali pericolosi rispetto alle soglie di tolleranza stabilite nella linee guida emesse dall’IMO nel 2015 sull’elaborazione dell’inventario, così come integrato dalle successive linee guida dell’EMSA emesse nel 2017.

La “Material Declaration” dovrà essere inoltre accompagnata da un’ulteriore dichiarazione del fornitore che ne confermerà la bontà sulla base dell’esistenza di una procedura di gestione della qualità.

È poi fatto obbligo all’armatore o, se diversa, alla società di gestione responsabile dei compiti imposti dal Codice ISM, di sviluppare le necessarie procedure e linee guida di adeguamento alle norme del regolamento, che andranno a far parte integrante del manuale di gestione della sicurezza della nave, e a tale fine dovrà anche essere nominata una persona competente che rappresenti un collegamento tra l’armatore e il personale di bordo nella gestione dei processi applicativi stabiliti dal Regolamento.

È importante notare come il Regolamento ampli ulteriormente il suo raggio d’azione, imponendo l’obbligo dell’elaborazione dell’inventario dei materiali pericolosi e del suo aggiornamento non soltanto alle navi comunitarie, ma anche alle navi di paesi extra-UE che fanno scalo o ancoraggio in uno stato membro dell’Unione Europea. Anche tali navi, a partire dal 31 dicembre 2020, dovranno dotarsi di un inventario dei materiali pericolosi e di una dichiarazione di conformità rilasciata dall’autorità di bandiera e dovranno inoltre ottenere le relative dichiarazioni dai fornitori, nel caso di installazione a bordo di nuovi prodotti.

Infine, va ricordato che nel luglio di quest’anno l’Italia ha varato un decreto legislativo contenente la disciplina sanzionatoria delle violazioni delle disposizioni del Regolamento 1257/2013, al fine di prevenire l’elusione delle norme sul riciclaggio delle navi.

Concludendo, la piena e integrale entrata in vigore del Regolamento 1257/2013 completa lo sforzo fatto dall’Unione Europea nel perseguire l’obiettivo di garantire la trasparenza delle procedure di riciclaggio delle navi. L’auspicio è che adesso anche la Convenzione di Hong Kong possa entrare in vigore in modo da uniformare e armonizzare la disciplina del riciclaggio delle navi per tutta la comunità internazionale marittima.

*Avvocato, partner di Dardani Studio Legale

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti: