Il cabotaggio stradale alla luce delle nuove norme introdotte dal Regolamento 2020/1055

A cura di Asla - l'Associazione degli Studi Legali Associati

di Studio Mordiglia

Genova - Si parla di cabotaggio stradale quando un trasportatore registrato in uno Stato membro UE effettua un servizio di trasporto nazionale in un altro Stato membro. Tale attività, come noto, può essere svolta solo nei limiti e con le modalità previste dal Regolamento (CE) n. 1072/2009, da ultimo modificato dal Regolamento 2020/1055, in vigore dal 21 febbraio 2022.

Le modifiche previste dal nuovo regolamento lasciano inalterato il limite principale delle operazioni di cabotaggio, secondo il quale
(i) una volta consegnate le merci trasportate nel corso di un trasporto internazionale, i trasportatori sono autorizzati ad effettuare fino a tre trasporti di cabotaggio e

(ii) l’ultimo scarico nel corso di un trasporto di cabotaggio prima di lasciare lo Stato membro ospitante deve avere luogo entro sette giorni dall’ultimo scarico effettuato nel contesto del trasporto internazionale.

A far data dallo scorso 21 febbraio, però, ai trasportatori non è più consentito effettuare, con lo stesso veicolo oppure, se si tratta di veicoli combinati, con il veicolo a motore dello stesso complesso veicolare, trasporti di cabotaggio nello stesso Stato membro nell’arco di quattro giorni dal termine del loro trasporto di cabotaggio nello Stato membro in questione. E’ stato quindi introdotto un periodo transitorio prima del quale non possono essere effettuate nuove operazioni di cabotaggio, per prevenire il cabotaggio sistematico (c.d. “cooling-off period”).

E’ opportuno menzionare anche il nuovo art. 5 del Reg. 1071/2009, modificato sempre dal Reg. 2020/1055, il quale ha introdotto una nuova disposizione che, seppur non necessariamente legata al cabotaggio, richiede nuovi oneri organizzativi per il trasportatore. Secondo questa nuova disposizione, il trasportatore, ai fini del rispetto del requisito di stabilimento, dovrà organizzare l’attività della sua flotta in modo da garantire che i veicoli a disposizione dell’impresa e utilizzati nel trasporto internazionale ritornino a una delle sedi di attività nello Stato membro di stabilimento al più tardi entro otto settimane dalla partenza. Si tratta chiaramente di una norma atta a contrastare il fenomeno delle "società di comodo" e promuovere l’operatività effettiva delle aziende di trasporto nello stato di stabilimento, ma che impone, in ogni caso, ulteriori limiti temporali a quelli già previsti per il cabotaggio.

Da ultimo, il Regolamento 1055/2020/UE è intervenuto anche sul tema della prova documentale del trasporto internazionale e del cabotaggio esibita in formato elettronico. Al tal riguardo, si ricorda che l’Italia non ha ancora ratificato il Protocollo addizionale della Convenzione CMR del 20 febbraio 2008 sull’E-CMR, nonostante la sua ratifica sia stata indicata come una delle misure di attuazione del PNRR. Nelle more di questa attuazione generalizzata, il Regolamento 1055/2020/UE ha modificato l’art. 8 del Regolamento 1072/2009/CE, prevedendo che il trasportatore comunitario che esegua trasporti di cabotaggio in altro Stato membro possa dare la prova dell’esecuzione del precedente trasporto internazionale di ingresso e dei singoli trasporti di cabotaggio anche attraverso la trasmissione per via elettronica, mediante un “formato strutturato modificabile che può essere utilizzato direttamente per l’immagazzinamento e il trattamento tramite computer, come la lettera di vettura elettronica (e-CMR) ai sensi del protocollo addizionale di Ginevra della Convenzione relativa al contratto di trasporto internazionale di merci su strada (CMR) per quanto riguarda la lettera di vettura elettronica del 20 febbraio 2008”.

Tale disposizione troverà però la piena attuazione solo quando la Commissione Europea emetterà i regolamenti di attuazione previsti dal Regolamento 1056/2020/UE sulle informazioni elettroniche nel trasporto merci (eFTI), individuando le specifiche tecniche relative alle piattaforme utilizzabili per la trasmissione dei dati alle autorità.

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