Oman: morto il Sultano Qabus ben Said, per 49 anni al potere

A capo di un paese che guarda gli stretti di Hormuz, sul Golfo, tra Iran e Arabia Saudita e dove passa gran parte del flusso energetico globale, Qabus aveva contribuito nel 2013 a gettare le basi per l'accordo sul nucleare tra Washington e Teheran

Il Sultano Qabus ben Said

Dubai - Il Medio Oriente in piena ebollizione ha dato oggi l'estremo saluto al Sultano Qabus ben Said dell'Oman, spentosi a 79 anni dopo una lunga malattia e dopo esser rimasto in carica per mezzo secolo. Il più longevo leader arabo sarà ricordato come un astuto mediatore nei conflitti regionali, amato in patria ma anche monarca autoritario che accentrava su di sé tutti i poteri di un paese cardine tra mondo arabo e subcontinente indiano. A succedergli è il 65enne cugino Haytham ben Tareq. Nel suo discorso di insediamento il nuovo sultano ha assicurato che intende governare nel segno della continuità, rispettando il principio - tanto caro all'Oman del sultano Qabus - della non-interferenza negli affari dei paesi vicini.

«Seguiremo il percorso del defunto sultano», ha detto il nuovo monarca con indosso il tradizionale turbante, simbolo dell'Oman e del potere sultanale. Haytham ben Tareq, formatosi a Oxford, con un passato da ministro degli Esteri e appassionato di calcio, ha assicurato che intende proseguire il percorso verso le riforme sociali ed economiche. La successione appare indolore. Il palazzo reale ha preferito evitare ogni scontro interno, scegliendo invece il nome, contenuto in una busta sigillata, indicato dallo stesso Qabus prima di morire. Il nuovo sultano si trova ora sulle spalle un'eredità pesante in un contesto esposto a forti turbolenze, dominate dall'inasprimento del conflitto tra Iran e Stati Uniti e dalle sue mille ripercussioni regionali. Proprio il sultano Qabus si era distinto nel corso dei suoi 49 anni al potere per le forti doti di mediazione in campo inter-arabo e internazionale.

A capo di un paese che guarda gli stretti di Hormuz, sul Golfo, tra Iran e Arabia Saudita e dove passa gran parte del flusso energetico globale, Qabus aveva contribuito nel 2013 a gettare le basi per l'accordo sul nucleare tra Washington e Teheran. E dal 2015, prendendo le distanze dalla Coalizione a guida saudita contro gli insorti yemeniti Huthi filo-iraniani, aveva svolto un ruolo nella mediazione proprio tra Riad e gli Huthi. L'Oman di Qabus è un paese che ha rapporti diplomatici con tutte le potenze dell'area: dall'Arabia Saudita all'Iran, da Israele all'Iraq, dalla Turchia alla Siria. Era rimasto fortemente legato alla Gran Bretagna, paese dove l'allora giovanissimo Qabus si era formato come ufficiale militare. Ottimi rapporti intercorrono anche con gli Stati Uniti e con la Russia.

Un capitale di consenso internazionale espresso oggi da tutte le cancellerie regionali e internazionali. Qabus, che nel 2011 non aveva esitato a reprimere le proteste di piazza anti-governative scoppiate nel contesto delle rivolte arabe, era salito al potere nel 1970, guidando un golpe di palazzo all'età di 29 anni contro il padre. Quest'ultimo era considerato un monarca ultraconservatore, a capo di un paese che contava pochissime scuole, e dove persino nella capitale Mascate l'elettricità e le strade asfaltate erano una rarità. Nel corso dei cinquant'anni di potere, Qabus si è mostrato come un leader della «modernità», indirizzando le risorse energetiche del paese al servizio dello sviluppo educativo, infrastrutturale e culturale di un paese che oggi conta quattro milioni e mezzo di abitanti, poco meno della metà dei quali stranieri.

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