Shipping, per Duci il rischio è il rallentamento del commercio mondiale

"Aggiungere un extracosto per il trasporto - dice il presidente di Federagenti - è un rischio concreto in più per la circolazione delle merci"

Una portacontainer attraversa il Canale di Panama

Genova - «Per il trasporto via mare, la vera incognita del 2020 è il rischio di rallentamento del commercio mondiale». Gian Enzo Duci, presidente di Federagenti, la federazione nazionale delle agenzie marittime, fa il punto sulla situazione dello shipping e fra le ombre che si allungano sulla crescita futura mette al primo posto proprio il rischio di rallentamento del commercio internazionale a causa dell'inasprirsi della guerra dei dazi e in parte della Brexit, che possono avere effetti negativi sul trasporto mondiale. La normativa internazionale che impone a partire dal primo gennaio l'utilizzo di carburanti a basso tenore di zolfo per le navi che non si sono dotate di scrubber comporterà un costo più alto per gli armatori e farà aumentare il costo del servizio di trasporto (e il prezzo finale dei beni) ma è solo al secondo posto fra le incognite.

«Aggiungere un extracosto per il trasporto - aggiunge Duci - è un rischio concreto in più per la circolazione delle merci. Ma per il trasporto marittimo più dell'incremento dei costi della merce temo la guerra dei dazi che ha effetto sul commercio mondiale». A proposito della richiesta arrivata da Bruxelles di tassare i porti italiani, Duci concorda con la linea della negoziazione del ministro dei Trasporti Paola De Micheli. «Mi sembra corretto negoziare, come hanno già fatto altri Paesi come la Spagna, andando a delimitare i confini delle attività economiche tassabili. Andare allo scontro - aggiunge Duci - comporterebbe il rischio di far decidere ad un soggetto terzo europeo che non conosce così a fondo i nostri porti, quali sono le attività su cui pagare le tasse».

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