Aiuti pubblici, cresce in Europa il timore che si falsi il mercato / FOCUS

Di fronte a «numeri mostruosi» promessi da Ue e governi il campo di gioco dev’essere comune

di ALBERTO GHIARA

Genova - «Should the government intervene in a market where there is no need for it to do so?» («Il governo dovrebbe intervenire in un mercato in cui non c’è necessità di farlo?»): la domanda, retorica, è stata posta da Benjamin Dove-Seymour, direttore di Cldn (ex-Cobelfret), di fronte alla commissione Trasporti del Parlamento britannico. Ma circola, in maniera meno retorica, in tutto il Vecchio continente, soprattutto da quando, a causa della pandemia di Covid-19, governi e Unione europea hanno cominciato a promettere cifre mai viste prima a cittadini e imprese. Il dubbio sta toccando in particolare il mondo dei trasporti e della logistica che, assieme a quello del turismo, è stato fra i più colpiti dalla crisi e sta quindi chiedendo con più forza aiuto. Ma su questa richiesta di aiuto, anche fra le stesse imprese armatoriali, non tutti sono d’accordo. E così lo scorso maggio, dopo che il governo di Boris Johnson, con il segretario ai Trasporti Grant Shapps, aveva stanziato 35 milioni di sterline per sostenere il settore dei traghetti durante la crisi sanitaria con l’obiettivo di garantire gli approvvigionamenti, Cldn ha deciso di portare in tribunale lo stesso Shapps e il suo dipartimento. Secondo la compagnia, quell’aiuto, a cui hanno avuto accesso sei compagnie attive nel Mare del Nord, è illegale secondo le norme dell’Unione europea, di cui il Regno Unito fa ancora parte.

Nei giorni scorsi, il Parlamento britannico ha chiesto a Cldn come gli fosse venuto in mente di fare tanto chiasso per 35 milioni di euro, una goccia nell’oceano di quanto sta spendendo il governo per il coronavirus. «Visto quello che è avvenuto nel frattempo - ha chiesto il presidente della commissione parlamentare, Huw Merriman, come riportato dal sito “The Loadstar” - avete intenzione di lasciar cadere la denuncia?» Ma Dove-Seymour ha declinato l’invito, accusando anzi a sua volta il governo di Londra di non capire come funziona lo shipping. «La nostra preoccupazione - ha aggiunto - riguarda l’impatto dell’intervento del governo dove questo non è necessario». E’ una situazione di conflitto fra le imprese del settore che si è riprodotta in maniera simile in Italia intorno alla proroga degli aiuti pubblici per la continuità territoriale della Sardegna. Ma se quella è una diatriba di vecchia data, la cascata di aiuti promessi dopo la pandemia suscita preoccupazioni più ampie sulla tenuta stessa del libero mercato in Europa, come emerso anche durante alcuni dibattiti sul web che hanno visto partecipare, la scorsa settimana, rappresentanti del mondo dei trasporti italiani. Salvatore Margiotta, sottosegretario italiano alle Infrastrutture, ha detto che «è il momento di più Europa, non di meno Europa», ma ha riconosciuto che «c’è qualche problema riguardo alla libera concorrenza nella circolazione delle merci in Europa». L’avvocato Francesco Sciaudone ha detto che se l’Europa si è mossa con efficacia dal punto di vista legislativo, sulle risorse «sono stati stanziati numeri mostruosi. Dopo che abbiamo lottato per anni per un mercato europeo integrato, si rischia un ritorno a mercati nazionali che ricreano distorsioni al campo di gioco comune», facendo il caso dei diversi atteggiamenti in Europa verso gli aiuti al settore aereo. Gianfranco Battisti, ad di Ferrovie, ha ricordato come «la Germania ha garantito 8 miliardi di euro a Deutsche Bahn, mentre noi abbiamo avuto soltanto contributi marginali. In questo modo si crea uno squilibrio molto forte», mentre l’eurodeputato Carlo Fidanza ha puntato il dito sui 2 miliardi che la stessa Germania ha messo sul tavolo per salvare Tui: «La flessibilità concessa dall’Unione europea porta distorsioni». Secondo Guido Ottolenghi (Confindustria), «bisogna disincentivare il cattivo uso degli aiuti europei» e tenere conto «del loro impatto sul nostro tessuto industriale, senza distruggerlo, monitorando se a avvantaggiarsi degli incentivi sono imprese europee o extraeuropee». Pasquale Russo, segretario generale di Conftrasporto, ha detto che la Commissione deve garantire la libera circolazione delle merci, come sul Brennero, ma che per quanto riguarda le risorse, l’Italia ha una storica incapacità di spenderle.

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