"L'Oriente? Al momento è un business solo per Trieste" / L'INTERVISTA

"La pandemia tutt’ora in corso ha certamente avuto conseguenze negative non solo sui volumi di merce movimentata negli scali adriatici ma più in generale su tutto il sistema portuale nazionale e sull’intera economia italiana. I problemi maggiori per la maggior parte dei porti dell’Adriatico restano i fondali"

di Matteo dell'Antico

Venezia - Alessandro Santi, veneziano classe 1966 e al timone di una rete di agenzie che si occupano sia di traffico passeggeri che di merci, è il nuovo presidente di Federagenti, l’associazione che rappresenta gli agenti marittimi italiani. Santi ha preso ufficialmente le redini dell’associazione nei giorni scorsi anche se già da alcuni mesi era stato indicato come il successore del genovese Gian Enzo Duci. Già presidente dell'Associazione agenti marittimi di Venezia, Santi ha raggiunto la doppia maggioranza (associazioni territoriali e aziende) prevista dallo Statuto della Federazione nazionale agenti marittimi, ed è stato quindi designato quale presidente dal Consiglio della Federazione tenutosi lo scorso luglio in videoconferenza.

Presidente, i porti italiani dell’Adriatico sono sempre stati considerati la porta verso l’Oriente. Ancora oggi è così?
«Sì, ma fino a un certo punto. La cosa è vera sicuramente per il porto di Trieste. Lo era anche per Venezia sino a qualche mese fa quando lo scalo poteva ancora contare su una linea container diretta che poi è stata cancellata. Speriamo possa essere ripristinata quanto prima e tornare a scalare il porto veneto».

Secondo lei, quindi, che cosa sta cambiando?
«Molti traffici merci, è innegabile, si stanno spostando verso i porti del Tirreno: anche quelli che riguardano i mercati asiatici. Lo scalo dell’Adriatico che sta certamente andando meglio è Trieste che può contare su fondali profondi e di conseguenza ha meno problemi di Venezia e altri porti».

Quanto l’emergenza coronavirus sta pesando sulla diminuzione dei traffici nei porti dell’Adriatico?
«La pandemia tutt’ora in corso ha certamente avuto conseguenze negative non solo sui volumi di merce movimentata negli scali adriatici ma più in generale su tutto il sistema portuale nazionale e sull’intera economia italiana. I problemi maggiori per la maggior parte dei porti dell’Adriatico restano comunque i fondali: molti scali necessitano di operazioni di dragaggio senza le quali non potranno mai accogliere navi più grandi. Proprio su quest’ultimo aspetto mi auguro si possa intervenire il più presto possibile per risolvere una situazione molto penalizzante».

A livello più generale, invece, cosa servirebbe alla portualità italiana per migliorare l’attuale situazione nella quale si trova il comparto?
«Una riforma immediata della legge sui porti, con norme che garantiscano una maggiore rappresentatività del cluster marittimo ma anche con meccanismi di selezione professionale delle figure che saranno chiamate a occupare le posizioni di vertice delle Autorità di sistema portuale. Parallelamente un’azione volta a fronteggiare gli aspetti deteriori della burocrazia e a sfruttare la grande occasione che la nuova centralità del Mediterraneo propone. Serve poi un ruolo molto più attivo rispetto al passato al quale sono chiamati i giovani imprenditori del settore».

Ci sono altri punti tra quelli che ritiene fondamentali per il suo mandato alla guida di Federagenti?
«Un pilastro importantissimo per il ponte che Federagenti dovrà essere affidato ai giovani, la cui partecipazione alla vita della nostra Federazione dovrà essere sempre più intensa e percepita come essenziale e importante per affrontare sfide che dei giovani saranno competenza diretta. Come pure un impulso particolare dovrà essere dato per favorire la digitalizzazione delle informazioni e la smaterializzazione dei documenti, questo grazie ad una crescita formativa della nostra categoria per continuare a gestire il processo con l’innovazione e non subire i cambiamenti che ne deriveranno. Solo così potremo affrontare anche le tematiche di rapporto con la pubblica amministrazione, con la burocrazia con tutto quello che rappresenta un ostacolo all’efficienza».

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