Guerini: "Biot aveva un accesso limitato a documenti militari"

Il titolare della Difesa stigmatizza «in maniera decisa» quanto avvenuto. «Chi è accusato di tali comportamenti - osserva - ne risponderà davanti alla legge. Vorrei dire però ancora una volta che i valori e le esperienze delle nostre forze armate sono altro rispetto a quanto si è evidenziato in questa bruttissima vicenda».

Lorenzo Guerini

Roma - Una vicenda «bruttissima», ma che avrà probabilmente danni contenuti dal momento che il capitano di fregata Walter Biot non aveva accesso a documenti compromettenti per le forze armate italiane e la Nato. Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, si presenta in audizione alle commissioni congiunte di Camera e Senato e, prima di rispondere ai quesiti dei parlamentari, si sofferma sul caso di spionaggio del militare arrestato in flagrante mentre passava materiale classificato ad un addetto dell'ambasciata russa per circoscriverne gli effetti.

Il titolare della Difesa stigmatizza «in maniera decisa» quanto avvenuto. «Chi è accusato di tali comportamenti - osserva - ne risponderà davanti alla legge. Vorrei dire però ancora una volta che i valori e le esperienze delle nostre forze armate sono altro rispetto a quanto si è evidenziato in questa bruttissima vicenda». Entrando nel merito, Guerini premette che nella fase delle indagini preliminari c'è il segreto istruttorio e, dunque, «fino a quando la Procura di Roma non consentirà di accedere agli atti, non potremo prendere visione dei documenti oggetto dello scambio e valutare compiutamente la portata delle informazioni contenute nella chiavetta». Dalle informazioni filtrate si tratta di 181 foto di documenti cartacei classificati, tra i quali 9 "segretissimi" e 47 "Nato Secret". Le immagini sono state scattate da Biot al monitor di un computer dell'ufficio Politica militare e pianificazione dello Stato maggiore della Difesa, dove lavorava.

L'ufficiale, spiega il ministro, «era titolare di un incarico che lo autorizzava a prendere visione anche di documenti classificati; tuttavia - precisa - le sue mansioni, che non prevedevano attività di comando o di direzione, lo portavano ad avere accesso a documenti di valutazione e policy e non alla gestione delle operazioni o al dettaglio delle capacità nazionali e dell'Alleanza. Comunque, vedremo lo sviluppo degli elementi di indagine nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, quando possibile. Però mi sembrava giusto circoscrivere l'attività dell'ufficiale rispetto all'ufficio di cui deteneva la responsabilità». La qualità del materiale venduto da Biot ai russi è ovviamente centrale per valutare il destino del militare, attualmente detenuto a Regina Coeli con le accuse di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico e militare, diffusione di notizie di cui è vietata la divulgazione.

Per lo spionaggio la pena prevista dall'articolo 257 del Codice penale è non inferiore a 15 anni, mentre può scattare l'ergastolo se «il fatto ha compromesso la preparazione o l'efficienza bellica dello Stato, ovvero le operazioni militari». Le parole di Guerini sono un assist per la difesa dell'ufficiale. «Non fanno altro che confermare - rileva il legale Roberto De Vita - quanto stiamo dicendo da giorni: il capitano aveva accesso a documenti di nessun rilievo e certamente non riguardanti la sicurezza nazionale». Oggi, aggiunge il penalista, «ho incontrato il mio assistito in carcere. È motivato e pronto a chiarire la sua posizione. Restiamo in attesa che il tribunale del Riesame fissi udienza».

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