Spionaggio, la Procura Militare dispone il carcere per il comandante Biot

Nei sui confronti i pm militari contestano una serie di fattispecie tra cui rivelazione di segreti militari, procacciamento di notizie segrete e procacciamento e rivelazione di notizie di carattere riservato che prevedono una condanna all'ergastolo

Walter Biot

Roma - Una nuova misura cautelare, chiesta ed ottenuta dalla Procura Militare, e il nodo competenza giurisdizionale. La vicenda che coinvolge il militare di Marina, Walter Biot, arrestato il 30 marzo scorso, nell'ambito di una indagine della procura ordinaria, mentre cedeva una Sd con documenti classificati ad un funzionario dell'ambasciata russa, vive di un nuovo colpo di scena. Il gip del tribunale militare di Roma ha emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere per Biot.

Nei sui confronti i pm militari contestano una serie di fattispecie tra cui rivelazione di segreti militari, procacciamento di notizie segrete e procacciamento e rivelazione di notizie di carattere riservato che prevedono una condanna all'ergastolo. «La misura si inserisce nel contesto - spiega la Procura Militare - delle indagini preliminari svolte in coordinamento» con la procura ordinaria «con la quale sono in corso costanti contatti volti al reciproco scambio di informazioni, in vista dell'acquisizione di tutti i dati utili alla completa e rapida definizione dei complessi problemi connessi alla giurisdizione».

Tutto ciò, «fermo restando che già al momento, dal punto di vista della Procura Militare, sussistono sufficienti elementi per riconoscere la sussistenza dei reati militari sopra indicati, di sicura esclusiva competenza dell'Autorità giudiziaria militare». «Con i colleghi di piazzale Clodio c'è pieno coordinamento. Nessuna guerra tra procure, insomma - spiega il procuratore militare, Antonio Sabino -. Noi riteniamo che i reati ipotizzabili configurino una competenza della Procura militare, ma bisogna ancora capire meglio il quadro, fare delle verifiche, poi si vedrà». Il procuratore militare aggiunge che questo parallelismo di indagini «si verifica spesso, per casi che non hanno la stessa rilevanza mediatica». Parole che arrivano proprio nel giorno in cui la difesa di Biot ha chiesto al Riesame ordinario di pronunciarsi sulla competenza giurisdizionale. «Non vogliamo la duplicazione dei procedimenti: a nostro avviso il giudice naturale è quello militare. Ci troviamo di fronte a un conflitto di giurisdizione senza precedenti», afferma l'avvocato Roberto De Vita. Il tribunale della Libertà si è riservato di decidere entro pochi giorni su questo aspetto ma anche sulla istanza di scarcerazione. Nei giorni scorsi la Procura militare aveva disposto il sequestro del materiale già acquisito dalla procura ordinaria: si tratta dei documenti e dei supporti tecnologici, che restano nelle disponibilità di entrambe le procure, trovati nell'ufficio di Biot e presso la sua abitazione. De Vita al Riesame ha depositato anche una memoria difensiva di 40 pagine. «Si tratta di un documento che aiuta la comprensione generale tra atti classificati e segreti. Abbiamo messo a disposizione anche una consulenza tecnica -afferma il penalista - che dimostra che i video non sono completi e non sono giuridicamente e tecnicamente utilizzabili perché mancanti del provvedimento di autorizzazione alle intercettazioni».

Su quest'ultimo aspetto la Procura ha depositato al Riesame le normative che autorizzano l'uso di telecamere all'interno dei luoghi di lavoro. Per quanto riguarda i telefoni cellulari trovati nella disponibilità di Biot, il difensore spiega che le «cinque utenze telefoniche trovate dagli inquirenti sono di Biot, della moglie e dei tre figli e lui risulta intestatario di tutto. Abbiamo, infine, dimostrato che i tre pc e un tablet sono dispositivi utilizzati dai figli per la Dad e mai da lui».

©RIPRODUZIONE RISERVATA