Piloti, il ministero approva il nuovo regolamento tariffario

La federazione (Fedepiloti, guidata da Luigi Mennella) che riunisce le varie corporazioni presenti nei porti, sta affrontando un momento complesso: i piloti sono i professionisti del mare che si occupano di condurre le navi in arrivo e partenza dagli scali, sia in presenza sia attraverso indicazioni via radio.

di alberto quarati

Roma - La novità piove su un'assemblea minata e poi sospesa per i problemi tecnici, ultimo lascito di una pandemia che rende tutto più difficoltoso, anche le comunicazioni.  Ma i piloti italiani hanno ottenuto il loro successo, con l'approvazione da parte del ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili del nuovo regolamento tariffario, punto di chiusura di una vertenza avviata da due anni e mezzo.

Categoria piccola (poco più di 200 i piloti in tutta Italia) ma essenziale nella catena dei trasporti via mare, i piloti ooggi si sono riuniti nella loro 74esima assemblea nazionale a Roma, con la viceministro del Mims Teresa Bellanova e l'ammiraglio Giovanni Pettorino, numero uno delle Capitanerie di porto. 

La federazione (Fedepiloti, guidata da Luigi Mennella) che riunisce le varie corporazioni presenti nei porti, sta affrontando un momento complesso: i piloti sono i professionisti del mare che si occupano di condurre le navi in arrivo e partenza dagli scali, sia in presenza sia attraverso indicazioni via radio. Sono capitani di lungo corso che tra i 28 e i 35 anni possono decidere di affrontare la carriera nei porti: "Il problema - spiega Pettorino - è che ancora oggi dopo 80 anni la categoria è riunita in corporazioni: un soggetto giuridico che aveva una logica nel 1942, anno di pubblicazione del codice della navigazione, ma che oggi è superato. Ma per dire, il codice non menziona nemmeno le Autorità di sistema portuale... un refitting globale sarebbe necessario".

Come abbia fatto l'istituto corporativo ad arrivare sin qui dall'epoca del Ventennio fascista è presto detto: i piloti sono un ibrido unico, teoricamente liberi professionisti, nei fatti organizzati in gruppi in cui il comandante è perà primus inter pares; non sono militari ma la loro attività è regolata e interdipendente da quella delle Capitanerie di porto, così come sui meccanismi tariffari - benché contrattati all'atto pratico fra piloti e armatori - l'ultima parola è del ministero. E anche le assunzioni avvengono per concorso pubblico: corretto per un'attività regolamentata da cui dipende la sicurezza dei porti, ma con tutti i rischi del caso, compresi quelli dei ricorsi. Cosi ad oggi, tra ricorsi e gare annullate, i porti italiani sono sotto di organico "di almeno 30 persone" fa il conto Mennella.

"Una recente sentenza della giustizia amministrativa, per esempio, ha abolito l'età massima per accedere al concorso. È un problema, non solo per l'annullamento delle prove e quindi la difficoltà a reperire personale, ma anche perché viene meno il concetto che per il nostro lavoro è necessaria, specialmente all'inizio della carriera, una certa prestanza fisica in termini di forza e riflessi: pensiamo a quando dobbiamo lasciare la pilotina per arrampicarci sulla scaletta della nave, magari con mare mosso e cattivo tempo. Io stesso, a 50 anni, so di avere meno prestanza di quando ne avevo 30, è un fatto naturale".

Tutto questo ha cristallizzato una condizione, ma il passare del tempo, lo stesso accumularsi, come dice Mennella, di nuove regole e leggi sul vecchio impianto normativo, determina la necessità di un rinnovamento, anche alla luce di un mercato, quello dello shipping, in cui soggetti sempre più grandi sembrano voler comprimere o inglobare le funzioni pubbiche nei porti, servizi tecnico-nautici compres. I piloti peraltro non si lamentano del quadro giuridico, ma dentro a questo vorrebbero provare comunque trovare il modo di svecchiare l'ultima corporazione italiana.  

Mennella punta a degli "stati generali del pilotaggio", un assist arriva dai parlamentari in assemblea: Raffaella Paita (Iv) e Davide Gariglio stanno predisponendo un progetto di legge che ha l'obiettivo di modificare e attualizzare il codice della navigazione, e forse, suggeriscono, questo davvero potrebbe essere lo strumento giusto per i piloti, anche se Edoardo Rixi (Lega) pur condividendo l'idea, pensa sia necessario chiudere le questioni in sospeso, a partire dalla vertenza tariffaria (che comunque ha prodotto delle divisioni all'interno della categoria) e prendere anche le misure sulle funzionalità del nuovo Mims, che rischia di essere depotenziato rispetto al vecchio ministero dei Trasporti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA