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Il gruppo ceco CE Industries verso il controllo dei cantieri navali di Pola

Lo storico cantiere navale Scoglio Ulivi di Pola rappresenta l’industria simbolo della regione istriana e la sua crisi è stata uno shock per il territorio

di Matteo Martinuzzi
2 minuti di lettura

Il gruppo cantieristico Uljanik, di cui il cantiere di Pola faceva parte, è fallito dopo anni di crisi nel 2019

 

Trieste – Speranza ceca per il futuro dell’industria cantieristica di Pola: questo dopo la notizia che la holding della Repubblica Ceca CE Industries ha presentato un’offerta vincolante al governo croato per l’acquisizione di una quota di maggioranza di Uljanik Brodogradnja 1856, l’ultima parte rimasta in vita dei cantieri navali Scoglio Ulivi di Pola in bancarotta. La cifra offerta, e già sostanzialmente accettata dal governo, è di 20 milioni di euro.

CE Industries avrà una partecipazione del 54,8% nella società statale di costruzioni navali Uljanik. La stessa holding aveva precedentemente acquisito la società di ingegneria in difficoltà Djuro Djakovic tramite la controllata DD Acquisition a settembre, con un accordo da 13,3 milioni di euro.

Ricordiamo che lo storico cantiere navale Scoglio Ulivi di Pola rappresenta l’industria simbolo della regione istriana e la sua crisi è stata uno shock per il territorio, visto che da oltre un secolo e mezzo ha rappresentato una fonte di sostentamento per la popolazione locale. E’ rinato due volte dopo due guerre mondiali ed è sopravvissuto a sei amministrazioni statali, quella austro-ungarica (1856-1918), quella italiana (1918-1943), quella tedesca (1943-1945), quella alleata (1945-1947), quella iugoslava (1947-1991) ed infine quella croata (dal 1991 ad oggi).

Il gruppo cantieristico Uljanik, di cui il cantiere di Pola faceva parte, è fallito dopo anni di crisi nel 2019: All’epoca aveva 1.400 dipendenti. E’ stata ricostituita una società per gestire le proprietà aziendali, la Uljanik Brodogradnja, che ha oggi 500 dipendenti e ha registrato una perdita di 13,4 milioni di kune (1,8 milioni di euro) nel 2021. Ricordiamo che anche cantiere “3 Maggio” di Fiume faceva parte del gruppo istriano: la scorsa estate l’amministratore fallimentare ha ricevuto l’assenso per cercare di vendere la quota di maggioranza con la speranza di pagare le maestranze con il ricavato. Ma a Fiume la speranza di un futuro è tracciata grazie all’accordo con il gruppo australiano Scenic per costruire le future navi da spedizione della compagnia extralusso.

A Pola invece c’è ancora l’incognita su quale sarà il core business del cantiere in futuro con la nuova proprietà. Infatti CE Industries non ha esperienze nel campo della navalmeccanica. Infatti la holding ceca comprende circa 20 società che si occupano di trasporto ferroviario, riciclaggio di materie prime e rifiuti e ingegneria. L’azienda impiega 2.400 dipendenti e il suo fatturato annuo è di 350 milioni di euro. Il Gruppo opera oggi nei mercati dell’Europa centrale e meridionale, in particolare Repubblica Ceca, Croazia e Serbia.

Ora sarà da vedere se l’amministratore fallimentare di Uljanik Brodogradilište Loris Rak riterrà congrua l’offerta. Poi sarà fondamentale il piano industriale dei cechi per risollevare il cantiere polesano.

Per il governo croato lo stato di salute dei propri cantieri è una patata bollente, ricordiamo che ai tempi dell’amministrazione iugoslava l’industria navalmeccanica d’Istria, Fiume e Dalmazia era un fiore all’occhiello che dava lavoro a migliaia di persone. Oggi i cantieri di Pola, Fiume e Spalato versano in una profonda crisi dove non si vedono ancora vie d’uscite. E la possibile sofferenza del settore post-covid potrebbe essere un ulteriore macigno che peserà sul futuro di questi siti industriali.

Inoltre la vetustà degli impianti (vale sia per Pola che per gli altri) richiederebbero dei profondi investimenti per modernizzare i cantieri. Basti pensare che in tutta la Croazia si costruiscono ancora le navi sugli arcaici scali con conseguenti aggravi di costi che pesano sulla capacità degli stabilimenti di competere per le commesse a livello internazionale. Solo a settembre l’allarme nelle dichiarazioni del direttore del cantiere polesano Samir Hadzic: «Non siamo ancora in grado di coprire i costi di produzione. Lievitate le materie prime». Per i cechi l’impresa di risollevare lo Scoglio Ulivi non sarà di certo facile.

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