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il presidente Espo

D’Agostino: “È il momento dei porti del Sud Europa”

“Trihub è un progetto di infrastrutturazione ferroviaria che va avanti, con 200 milioni di investimenti concentrati soprattutto sul porto di Trieste, ma anche nella regione”

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Zeno D'Agostino

 

Trieste – Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale, è stato appena nominato presidente di Espo, l’organizzazione dei porti europei. 

In un momento in cui la tenuta dell’Europa è sollecitata da forti tensioni internazionali, con che spirito guiderà Espo?
“Rimarrò sulla linea seguita negli anni passati come vicepresidente. Ho sempre rappresentato la portualità sudeuropea all’interno di Espo. E’ un riconoscimento per la portualità mediterranea, che ha un peso diverso in Europa rispetto al passato. C’è tanto da lavorare e certamente Espo non è l’unico soggetto che deve farlo. Ci dev’essere la capacità dei governi e dei nostri europarlamentari di portare istanze. Il Nord Europa in questo è maestro, sono sempre riusciti a lavorare molto bene per la portualità a livello di Commissione europea. L’auspicio del sottoscritto è di riuscire a creare una capacità simile a quella nel dialogo con la Commissione e con Bruxelles”.

In questa ripresa della portualità mediterranea un ruolo importante lo sta giocando Trieste, che non a caso ha attirato investimenti anche dal Nord Europa. Come sta andando lo scalo nel 2022 in termini di traffici?
“I traffici stanno tenendo bene. Da qualche settimana (dopo i primi tre trimestri in crescita, ndr) si comincia a sentire un rallentamento che però tocca soltanto il container per il momento: a ottobre è arrivato qualche segnale, che però non è ancora negativo. Per il resto c’è una buona crescita. In particolare va bene il ro-ro, in linea con il fenomeno dell’accorciamento delle catene logistiche”.

Che caratteristiche ha questa tendenza?
“L’accorciamento delle catene logistiche premia il traffico intramediterraneo, che per Trieste è soprattutto il ro-ro. Mentre il rallentamento sul container mi sembra condiviso a livello globale”.

A che punto è il progetto del porto franco?
“Nelle ultime settimane abbiamo avuto la forte concretizzazione dell'investimento di British american tobacco con l’avvio delle prime produzioni, ancora di collaudo. Qualche settimana fa è stato fatto il collaudo dei macchinari. E’ un impianto da circa 13mila metri quadri per prodotti alternativi alle sigarette. E’ un’esperienza manifatturiera in porto franco che non si vedeva a Trieste da qualche decina d’anni. E’ importante che il porto sia motore e facilitatore della produzione industriale. L’unione di industria, logistica e portualità qui comincia a dare risultati molto concreti, con centinaia di assunzioni. Si creano più possibilità di fornitura, quindi non soltanto la classica fornitura basata su un unico grande impianto, di solito in Cina, ma più forniture distribuite in diverse macroaree, a esempio nell’area euromediterranea. Questo è un fenomeno in corso: mettere a disposizione territori preparati per questo è fondamentale. E’ un ragionamento di integrazione che abbiamo costruito negli anni e che è arrivato a maturare nel momento giusto”.

Compreso il progetto Trihub?
“Per quello siamo in una fase successiva. Trihub è un progetto di infrastrutturazione ferroviaria che va avanti, con 200 milioni di investimenti concentrati soprattutto sul porto di Trieste, ma anche nella regione. Già oggi però vediamo che le aree logistiche regionali, a prescindere da Trieste, cominciano a avere appetibilità con insediamenti di operatori importanti, in un’ottica di distribuzione continentale delle merci che partano dal Sud e non più soltanto dal Nord Europa. Ci sono Cervignano, Gorizia, Pordenone, Fernetti, eccetera”.

Funzionano tutti?
“Se oggi uno gira nei nostri interporti vede che l’attività commerciale è molto dinamica, tutto il sistema ne risente in maniera positiva”.

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