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Porto di Genova, Pessina (Assagenti): “Non si vive di soli container, pensiamo anche agli altri settori” | L’intervista

“Abbiamo chiesto che sul Terminal Rinfuse di Genova vengano esplicitati i piani di sviluppo, ma non vorrei dare l'impressione che il nostro lavoro sia un attacco ai piani dell'Authority”

di Alberto Quarati
2 minuti di lettura

Il porto di Genova

 

Genova – Il porto di Genova non può perdere la sua vocazione multifunzionale: oltre ai container c'è altro. Parola di Paolo Pessina, un manager che con i container ha costruito il suo successo, ma che da presidente di Assagenti rappresenta la più grande comunità di agenti marittimi e broker in Italia, tale anche per la varietà di merce che movimenta il primo scalo nazionale.
E dire che con l'ingresso di Hapag Lloyd nel capitale di Spinelli lei è adesso è anche un terminalista...
«Certamente, ma bisogna avere le idee chiare. Io rappresento gli agenti marittimi di Genova, che operano su tutte le tipologie di merce. Insieme alle altre categorie portuali presenti al Tavolo di parternariato dell'Autorità di sistema portuale, abbiamo potuto studiare le linee guida del Piano operativo triennale, propedeutico al Piano regolatore, e siamo stati invitati a presentare le nostre osservazioni. Ecco, vedendo che il documento presentava una forte focalizzazione su container, abbiamo ricordato che la multifunzionalità del nostro scalo è un valore che va assolutamente salvaguardato, perché nessun porto in Italia ha la ricchezza merceologica di Genova».
Quindi no alla concentrazione delle rinfuse a Savona?
«Abbiamo chiesto che sul Terminal Rinfuse di Genova vengano esplicitati i piani di sviluppo, ma non vorrei dare l'impressione che il nostro lavoro sia un attacco ai piani dell'Authority, che peraltro sentiti i pareri decide in autonomia. Al contrario, il nostro è un approccio costruttivo. Sono un super-tifoso del Piano straordinario delle opere del porto e vorrei ricordare che tra noi siamo stati i primi a proporre delle soluzioni per le aree inutilizzate dell'ex Ilva. Detto questo, su alcuni punti abbiamo chiesto che si discuta nello specifico».

Ad esempio?
«Partendo proprio dai container, siamo assolutamente a favore del riempimento di Calata Concenter nel Bacino della Lanterna. Sul tema della ricollocazione dei Depositi chimici a Ponte Somalia, abbiamo chiesto di individuare aree sulle quali il Terminal Forest, che oggi si trova proprio lì, possa svilupparsi, visto che è stato evidenziato come i prodotti forestali siano tra le categorie in maggiore crescita. Abbiamo sottolineato l'importanza di sviluppare Riparazioni navali e crociere, e come dulcis in fundo abbiamo proposto, dove ce ne fosse la possibilità, la creazione di una banchina pubblica».
Proposta che non ci si aspetterebbe da una compagine di imprenditori…
«E invece la banchina pubblica potrebbe permettere alle imprese e alle compagnie più piccole di avere un proprio spazio per sviluppare attività. Certo, è una proposta che punterebbe a sfruttare spazi che, nel contesto generale della trasformazione del porto, dovessero risultare liberi».
La banchina dell'ex Ilva potrebbe svolgere questa attività?
«Una piccola porzione potrebbe essere eventualmente uno spazio che potrebbe prestarsi per questo tipo di attività. Per quanto riguarda i terminal propriamente detti, e parlando di pianificazione del territorio, devo dire che sono d'accordo con Augusto Cosulich quando dice che essere imprenditori significa prima di tutto investire. Lo dice la parola stessa: è imprenditore colui che intraprende. E questo mi sembra quanto mai opportuno ricordarlo ai terminalisti, che devono impegnarsi a investire sulla ferrovia. Se alla fine dei potenziamenti infrastrutturali previsti per il porto saremo ancora a una quota di traffico ferroviario del 16%, credo davvero che ci sarebbe molto da discutere. Una quota accettabile di traffico su rotaia in entrata e uscita dal porto deve essere tra il 40 e il 50%, e il nuovo Nodo ferroviario di Genova è lo strumento che deve permetterci di raggiungere questo obiettivo».
Anche se il sistema previsto sembra piuttosto complesso: due parchi ferroviari più il Campasso, la Rugna che rimane 500 metri...
«Quando ero manager Contship alla Spezia, nel 2000 avevamo già raggiunto l'obiettivo del 30%: è vero che non c'era altro modo di portare la merce, ma se ci siamo riusciti lì, non vedo perché non dovremmo farcela a Genova».

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