“Titanic 2”, la nave fantasma che ha già 40 mila passeggeri / IL CASO

Genova - La copia del transatlantico dovrebbe essere realizzata in Cina. Il progetto è finanziato dal magnate australiano Palmer.

di Alberto Ghiara

Genova - Il Titanic è affondato 104 anni fa, nella notte fra il 14 e il 15 aprile 1912. Nel 2013 è stata annunciata da un magnate australiano del nickel, Clive Palmer, la costruzione della sua replica, il Titanic 2: 270 metri e 40 mila tonnellate per 2.400 passeggeri. Avrebbe dovuto essere pronta nel 2016, ma a tutt’oggi non è stata tagliata nemmeno la prima lamiera. Come un fantasma dell’originale, il progetto del Titanic 2 continua però a riemergere sulla stampa internazionale, nonostante le difficoltà finanziarie di Palmer. Negli ultimi giorni molti siti hanno rilanciato la notizia che il varo ci sarà, nel 2018. La Blue Star Line, la compagnia marittima di Palmer, dice di aver ricevuto 40 mila richieste di partecipare al primo viaggio. L’aspettativa per la costruzione di questa nave è certamente altissima.

Il Titanic, oltre a rappresentare un’enorme tragedia, è assurto a simbolo dei limiti del pensiero positivista del XIX secolo. La grande nave pubblicizzata come inaffondabile, summa della migliore tecnologia dell’epoca, rappresentava il mito, già prima di partire per il suo unico viaggio, di un’umanità a cui nulla sembrava precluso grazie al progresso scientifico. Contrariamente alle intenzioni, realizzò invece l’incubo visionario di Mary Shelley, la scrittrice inglese che poco meno di un secolo prima aveva terrorizzato l’Europa con il romanzo Frankenstein, monito sui rischi che l’uomo corre nello sfidare i propri limiti. Due anni dopo l’affondamento, la Prima guerra mondiale aprì quel “secolo breve” in cui il sogno tecnologico si trasformò in un incubo bellico.

Quando Palmer presentò a Manhattan il suo progetto per il Titanic 2, nel 2013, riuscì a coinvolgere nel proprio sogno la crema dell’elite statunitense. L’imprenditore ricevette l’appoggio della Jfk Library Foundation e della figlia del presidente Jfk, Caroline Kennedy. Andò a cena con uno dei primi uomini scesi sulla Luna, Buzz Aldrin. Il progetto di replica della famosa nave, il desiderio di sfatare la maledizione e riprendere il percorso interrotto un secolo fa, sono in perfetta sintonia con lo spirito del XXI secolo. Negli ultimi anni i progetti “impossibili” portati avanti da paperoni visionari si sono moltiplicati: viaggi privati nello spazio (Elon Musk), auto senza guidatore (Google), persino una missione fino alla stella più vicina, Alpha Centauri (Zuckerberg e Hawking). C’è chi paga cifre spropositate per farsi ibernare e chi offre una nuova vita in futuri villaggi sulla Luna. C’è spazio anche per il sogno di far finalmente arrivare a New York quella nave che un iceberg maligno si è portata via in una notte di primavera del 1912.

James McDonald, responsabile marketing di Blue Star Line, è riuscito nel capolavoro di rialimentarlo, quel sogno, annunciando una data per il nuovo viaggio, il 2018, un itinerario, dalla Cina a Dubai e poi a New York, e sfornando immagini virtuali di come saranno i saloni. Ma il sogno fa acqua. Le immagini sono le stesse di tre anni fa. Il cantiere navale che si è aggiudicato l’appalto, Csc Jinling, è in Cina, Paese che non ha mai costruito una nave da crociera. Il recente fallimento del Giappone in questo stesso campo fa pensare che i cantieri asiatici non siano ancora pronti per competere con quelli europei su questo tipo di navi. E poi il prezzo del nickel è crollato. L’impero di Palmer è in ginocchio, gli amministratori giudiziari sono al lavoro con la sua holding, la Queensland Nickel. Cercano di farsi restituire da Blue Star Line i soldi sborsati per il lancio a New York del Titanic 2, 6 milioni di dollari compresa la cena con Aldrin. Ma Palmer la settimana scorsa ha replicato agli amministratori, bollando il loro rapporto come «denigratorio e falso». E il sogno, ancora per un po’, può proseguire.

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