Traffico container, negli Stati Uniti la merce si sposta a est

Il dibattito sull’argomento si è accesso in occasione di una “discussione” che si è svolta agli inizi di dicembre presso la banca di investimenti Stifel

Il porto di Los Angeles

di Elisa Gosti

New York - Il traffico container, negli Stati Uniti, si sta spostando da ovest verso est. Un numero sempre maggiore di container - secondo i dati più recenti presentati da John McCown, fondatore della Blue Alpha Capital e già Ceo della compagnia di linea Trailer Bridge - si sta muovendo verso la East Coast americana e la costa del Golfo degli Stati Uniti, lasciando i porti del litorale occidentale. Il dibattito sull’argomento si è accesso in occasione di una “discussione” che si è svolta agli inizi di dicembre presso la banca di investimenti Stifel: in questa cornice McCown, dati alla mano, ha sottolineato come i porti della costa orientale e della Costa del Golfo abbiamo incrementato la propria quota di mercato, in riferimento alle importazioni di container dei dieci scali più importanti degli Stati Uniti, passando quest’anno dal 43% al 47%: "Un trend affermato che sta ulteriormente crescendo" ha dichiarato McCown. Sono due i fattori principali che hanno contribuito a questo cambiamento: l’ampliamento del Canale di Panama, avvenuto nel giugno del 2016, e la maggiore densità di popolazione nell’area della costa orientale Usa.

"Le navi che attualmente servono la East Coast adesso hanno una dimensione maggiore, quantificata nel 58%, rispetto alle navi che venivano utilizzate prima dell’ampliamento del Canale di Panama – spiega John McCown – Questo fatto ha modificato tutta l’economia dei movimenti. Prima esisteva una significativa differenza, in termini di stazza, tra le navi che toccavano i porti occidentali e quelle che si dirigevano verso i porti orientali. Adesso tutto ciò non esiste più, la partita è in pareggio". Il vantaggio del trasporto via mare è evidente: "Il costo richiesto dalla movimentazione della merce su acqua è nettamente inferiore rispetto a quello relativo alla movimentazione della stessa merce su terra – continua McCown – Il primo si aggira sui 0,05 dollari a feu (foot-equivalent-unit) per miglia, comparato ai 2 dollari richiesti dai camion e al dollaro necessario per il trasporto ferroviario". Inoltre il trasporto via mare consente agli spedizionieri di spostare più agevolmente il cargo verso le destinazioni dove si trovano i buyer: "Se si osserva la densità della popolazione americana con riferimento alle coste, il dato che emerge è che il 76% delle persone è più facilmente raggiungibile dalla East Coast e dalla Costa del Golfo che dalla West Coast" afferma sempre il fondatore della Blue Alpha Capital.

"Si tratta di un trend destinato a proseguire per almeno qualche anno – sottolinea McCown – I porti orientali che saranno destinati a trarre più giovamento da questo “slittamento” del cargo da ovest ad est sono quelli in grado di offrire le migliori opzioni relative ai centri di distribuzione per gli spedizionieri. Savannah ha già registrato ottime performance in questo senso perché ha compreso che avere buoni centri distributivi nei pressi del porto e indirizzarsi ai grandi marchi di distribuzione – quali Walmart, Home Depots e Amazon in tutto il mondo piuttosto che ai soli trasportatori – costituisce la strategia vincente. La stessa cosa è avvenuta a Houston". Un buon vantaggio, quindi, è rappresentato dalla disponibilità di spazi intorno agli hub portuali, una situazione non sempre possibile poiché i maggiori porti sorgono spesso in prossimità delle grandi città, che sono state costruite appositamente intorno allo scalo. "In alcuni casi – nota McCown – nei nuovi porti la situazione è diversa e questo li pone in significativo vantaggio".

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