Tirrenia, Usb Trasporti Marittimi in sciopero e presidio il 10 febbraio

"Siamo all'ultimo atto di una scellerata privatizzazione che - dice il sindacato - ha trasformato la Tirrenia nel finanziatore dei debiti del gruppo Onorato che tenta di appianare le sue problematiche di bilancio anche attraverso la vendita ed il noleggio di proprie unità alla stessa Tirrenia"

Un traghetto Tirrenia a Genova

Roma - Continua la battaglia sindacale dei lavoratori di Tirrenia: l'Usb Trasporti Marittimi è sul piede di guerra. Il sindacato annuncia infatti che i lavoratori della Compagnia Italiana di Navigazione Tirrenia sciopereranno lunedì prossimo, 10 febbraio, e saranno in presidio a Roma, davanti al ministero delle Infrastrutture e Trasporti. I lavoratori, ricorda l'Usb Trasporti, «da oltre un mese sono impegnati nella vertenza che li oppone alla proprietà (Onorato armatori) per contrastare il progetto di cancellare la Tirrenia dal panorama imprenditoriale della città di Napoli». «Siamo all'ultimo atto di una scellerata privatizzazione che - incalza il sindacato - ha trasformato la Tirrenia nel finanziatore dei debiti del gruppo Onorato che tenta di appianare le sue problematiche di bilancio anche attraverso la vendita ed il noleggio di proprie unità alla stessa Tirrenia». «Tali operazioni si auspica vengano attentamente valutate dagli organi competenti soprattutto nel rispetto del diritto dei lavoratori e del territorio campano. La politica dovrà occuparsi della vertenza Tirrenia e pretendere il rispetto delle regole poste a tutela del singolo e della collettività, anche e soprattutto alla luce della circostanza che le attività oggi in essere sono il frutto di sovvenzioni statali che non possono essere poste nel nulla, a danno della stessa collettività che ne ha sopportato il costo per la quale tali sovvenzioni sono state erogate». Anche Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato 4 ore di sciopero il prossimo 13 marzo (leggi qui).

«La classe imprenditoriale - prosegue l'Usb Trasporti - non può sempre ricevere dalla politica i finanziamenti pubblici e pretendere di smembrare ciò che anche con i soldi pubblici è stato costruito in nome della salvaguardia dei propri interessi personali a danno dei singoli lavoratori depredando di una risorsa fondamentale un territorio già vessato».
La chiusura della storica sede Tirrenia di Napoli, «con il conseguente forzoso e coattivo trasferimento dei suoi lavoratori verso gli uffici della Onorato in Toscana ed in Lombardia (Milano), nonché la programmata vendita di ulteriori navi della flotta di proprietà costruite a spese dei contribuenti e mai pagate dal gruppo Onorato, la fine dei noleggi delle unità passeggeri e merci con la contestuale chiusura delle linee oggi esercitate in convenzione con lo Stato, daranno l'avvio -avverte ancora il sindacato- alla già annunciata messa a terra di oltre mille marittimi di ogni grado e turno d'appartenenza, decretando la fine della già precaria occupazione marinara della Campania e del Sud. Tutto questo a partire dal mese di settembre». Dunque, l'Usb Trasporti chiarisce infine che «i lavoratori della Tirrenia, naviganti ed amministrativi, le maestranze portuali, i dipendenti delle ditte di riparazione e forniture navali - tutti indistintamente colpiti da questo scellerato piano di dismissione unitariamente - reagiranno in difesa del lavoro, della propria dignità e per il futuro produttivo della città di Napoli e del suo porto».

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