Diamond Princess, fine di un incubo / LA STORIA

La gestione di questa emergenza da parte delle autorità giapponesi ha scatenato molte polemiche, in tanti ritengono che la situazione si poteva risolvere prima e meglio

Il comandante della Diamond Princess

di Matteo Martinuzzi

Monfalcone - Con lo sbarco per ultimo del Comandante Gennaro Arma, ha avuto ufficialmente termine la travagliata vicenda della Diamond Princess, bloccata da settimane a Yokohama a causa dell’epidemia di coronavirus scoppiata a bordo. Ricordiamo che questa sfortunata nave da crociera è stata per lungo tempo il più grosso focolaio del virus al di fuori della Cina. La gestione di questa emergenza da parte delle autorità giapponesi ha scatenato molte polemiche, in tanti ritengono che la situazione si poteva risolvere prima e meglio. Messa in porto in quarantena dal 5 febbraio, la difficile situazione è stata gestita al meglio dall’equipaggio di Princess Cruises che ha fatto di tutto per alleviare i disagi degli sfortunati passeggeri confinati nelle cabine. Infatti per evitare il diffondersi del contagio gli ospiti erano rinchiusi in cabina con la sola possibilità di un’ora e mezza d’aria giornaliera sui ponti aperti.
I pasti invece venivano serviti direttamente nella cabina con tutte le cautele del caso da parte dello staff. A bordo in totale si trovavano 3.711 persone e il bilancio finale è stato di 705 contagiati tra passeggeri ed equipaggio.

A bordo erano presenti anche 35 nostri connazionali di cui solo 10 ospiti, mentre gli altri facevano parte del personale di Princess Cruises. A capo di tutti loro il Comandante di Meta di Sorrento Gennaro Arma che ha dato grande prova di professionalità dimostrando il valore della marineria nazionale in tutto il mondo. I nostri ufficiali infatti hanno deciso di rimanere a bordo e di non rientrare con l’aereo dell’Aeronautica Militare mandato in Giappone per recuperare i cittadini italiani. Alla fine hanno fatto rientro in Italia a bordo del KC767A, atterrato a Pratica di Mare lo scorso 22 febbraio, 19 connazionali. In seguito ai primi controlli sanitari e al percorso di decontaminazione, i reduci dal Giappone sono stati trasferiti alla cittadella militare della Cecchignola dove stanno trascorrendo il periodo di isolamento di 14 giorni. Gli alloggi utilizzati sono gli stessi che hanno ospitato i primi italiani rimpatriati dalla Cina con il volo di stato del 3 febbraio scorso. Anche in questo caso l’assistenza è così garantita da medici e infermieri dell’Esercito. Tornando alla “Diamond”, le autorità giapponesi avevano comunicato che lo sbarco finale dell’equipaggio avrebbe avuto inizio giovedì 27 febbraio; gli ultimi 130 membri hanno lasciato la nave domenica.

Tra questi, circa 70 cittadini indonesiani che sono stati rimpatriati con un aereo charter del governo di Giacarta. Le altre persone sono state messe in quarantena in centri ospedalieri specializzati situati a Saitama, a nord di Tokyo, e saranno autorizzati a lasciare il Giappone dopo due settimane se risulteranno negativi al coronavirus. Il Ministro della salute Giapponese Katsunobu Kato, ringraziando per l’operato il comandante Gennaro Arma, ha dichiarato che la nave verrà ora disinfestata e che rimarrà ancorata nel porto nipponico di Yokohama per un periodo di manutenzione. Ora infatti toccherà a Princess Cruises rimettere in sesto la sua nave coinvolgendo un team di bonifica specializzato. Non sarà un’operazione facile e al momento non si possono fare previsioni su quando potrà tornare a navigare, soprattutto a causa del collasso del mercato crocieristico in estremo oriente. Infatti questa nave da 115.875 tonnellate di stazza lorda è impegnata da parecchi anni in crociere nelle isole dell’arcipelago giapponese.

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