Coronavirus, torna l'incubo sulla nave da crociera Grand Princess

Rischia di replicare l'epopea della nave sorella Diamond Princess, rimasta bloccata nella baia di Yokohama per quasi un mese, mentre i casi di coronavirus si moltiplicavano

Passeggeri sulla Grand Princess

San Francisco - Rischia di replicare l'epopea della nave sorella Diamond Princess, rimasta bloccata nella baia di Yokohama per quasi un mese, mentre i casi di coronavirus si moltiplicavano. Ora in mare, questa volta al largo di San Francisco, c'è la Grand Princess, stessa compagnia e situazione simile: oltre 3.500 persone a bordo (tra cui 31 italiani dell'equipaggio e uno tra i passeggeri, tutti in salute) in attesa di conoscere il loro destino, segnato dal fatto che 21 persone sono già risultate positive al coronavirus. E che il presidente Usa Donald Trump li vorrebbe il più lontano possibile dagli Stati Uniti. «Preferirei che restassero sulla nave», ha detto. E non è il solo a pensarla così di fronte all'espandersi dell'epidemia. Oltre alla Grand Princess, altre due navi hanno infatti incontrato difficoltà sulla loro rotta: la Costa Fortuna, ancora in cerca di un attracco nei mari dell'estremo oriente a causa delle restrizione imposte da diversi paesi a chi arriva dall'Italia; e la Msc Opera, che dopo esser stata costretta a saltare la tappa di Malta è attraccata, non senza polemiche, a Messina. «Preferirei che il numero dei casi restasse dov'è. Non c'è bisogno che raddoppi a causa di una nave e non per colpa nostra», ha tagliato corto Trump sulla Grand Princess, assicurando però di aver dato alla task force che si occupa dell'emergenza la «completa autorità per decidere».

Al momento, quel che è certo è che la nave verrà dirottata in un porto non commerciale. Una volta arrivata, come ha spiegato il vice presidente americano Mike Pence, nominato commissario straordinario per l'emergenza, verranno eseguiti tutti i test su passeggeri ed equipaggio. Ma cosa accadrà dopo ancora non è chiaro. Del resto della scarsa informazione si sono lamentati gli stessi passeggeri, indignati per aver saputo dei contagiati a bordo guardando i notiziari in televisione. E perfino il comandante della nave, il britannico John Harry Smith, sarebbe stato all'oscuro dei risultati dei test. Negli Usa del resto la tensione sta salendo di fronte all'avanzata del virus, tanto che dopo California, Florida e Washington, anche lo Stato di New York ha dichiarato l'emergenza. È invece ancora in navigazione la Costa Fortuna che, a dispetto del nome, si è trovata a navigare nel posto sbagliato nel momento sbagliato per ben due volte. La nave infatti doveva fare scalo a Phuket, mentre le notizie sulla diffusione del contagio in Italia facevano il giro del mondo. La Thailandia ha quindi imposto una serie di restrizioni e quando è giunta la nave - con 173 italiani a bordo - ne ha impedito l'attracco.
La Costa Fortuna ha quindi puntato sulla Malesia, ricevendo un altro rifiuto e ora è in viaggio verso Singapore. A bordo, assicura la compagnia, non c'è alcun malato. Ma la nave viene sempre preceduta dalle restrizioni che diversi Paesi stanno imponendo a chi è stato in Italia. Delle sorti degli italiani a bordo della Costa Crociera, come della Grand Princess, si sta occupando anche l'Unità di Crisi della Farnesina. Finale con polemica invece per il viaggio della Msc Opera, che ieri ha saltato la tappa di Malta dopo che sull'isola si era diffusa la notizia che un passeggero austriaco, sbarcato a Genova il 26 febbraio, una volta giunto in patria era risultato positivo al test. Tappa successiva Messina, dove il governatore della Sicilia Nello Musumeci ha chiesto di valutare se impedire lo sbarco.

«Non conoscendo la situazione sanitaria a bordo - ha detto - bisogna garantire utili misure sanitarie». Ma dopo poche ore è arrivato il via libera del sindaco Cateno De Luca, secondo il quale non essendo stati «riscontrati pericoli sanitari» e «terminati i controlli non ci sono ragioni per le quali impedire lo sbarco dei passeggeri». Una decisione giudicata «irresponsabile» da Musumeci

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