Porti chiusi in Italia per le navi da crociera con bandiera estera

Ma Assoporti precisa: "Per le merci non ci sono restrizioni". Mattioli: "Turni estesi, meno merce e navi bloccate in giro per il mondo: le proposte di Confitarma per sostenere equipaggi e imprese"

di Alberto Quarati

Genova - Basta crociere. La ministra dei Trasporti Paola De Micheli ha firmato ieri sera, con il ministro della Salute Roberto Speranza, il decreto con cui si sospendono i servizi di crociera per le navi passeggeri italiane e si blocca l’arrivo nei porti italiani delle navi da crociera battenti bandiera straniera.

Per le navi battenti bandiera italiana, le società di gestione, gli armatori e i comandanti delle navi italiane, una volta adottate tutte le misure di prevenzione sanitaria disposte, sono tenuti a sbarcare tutti i passeggeri presenti a bordo nel porto.

La procedura di sbarco prevede che i passeggeri italiani non positivi al Covid 19 possano rientrare con i dispositivi di sicurezza alle loro abitazioni con mezzi non di linea organizzati dall’armatore per avviare il periodo di sorveglianza sanitaria fiduciaria domiciliare. Da quel momento, le navi battenti bandiera italiana non potranno più imbarcare passeggeri fino almeno al 3 aprile. Per i passeggeri non positivi al Covid 19, ma stranieri, l’armatore dovrà organizzare il rientro in patria con mezzo non di linea.

Per gli eventuali passeggeri positivi, o entrati a stretto contatto con un caso positivo, valgono le disposizioni sanitarie già vigenti, salvo diverse determinazioni dell’autorità sanitaria. Le navi passeggeri battenti bandiera straniera impegnate in servizi di crociera non potranno più fare ingresso nei porti nazionali. Le disposizioni del decreto verranno applicate già oggi alla nave “Costa Luminosa” battente bandiera italiana in arrivo nel porto di Savona, e si applicheranno fino a 3 aprile salvo proroga.

Sulle crociere, gli armatori e il sindacato europeo hanno chiesto a Bruxelles «chiare linee guida al più presto» per evitare che ogni Paese agisca secondo proprie regole, creando situazioni come quelle patite in questi giorni dalle navi Costa, con il disagio patito da passeggeri e marittimi.

MERCI, L'APPELLO DEI BIG INTERNAZIONALI

Sul fronte delle merci, International Chamber of Shipping (l’organizzazione globale degli armatori) insieme all’Itf, il sindacato internazionale dei Trasporti, hanno chiesto la possibilità, per la gente di mare, di attraversare confini e barriere doganale attraverso accordi tra i Paesi interessati.

Al mondo ci sono circa due milioni di lavoratori marittimi a bordo di 116 mila navi commerciali. Il loro periodo di lavoro dura a seconda della nazionalità del contratto (per esempio, quello italiano prevede nella maggior parte dei casi quattro mesi di imbarco e due a casa).

Così, alla fine di ogni mese, a darsi il cambio sono circa 100 mila marittimi, che devono tornare al loro Paese di origine o recarsi alla nave d’imbarco. Le restrizioni via via messe in piedi dai singoli Paesi per proteggersi dalla diffusione del virus nei fatti bloccano questo processo.

E se fino alla settimana scorsa il problema era italiano (70 gli Stati in cui da oltre un mese le compagnie battagliano per sostituire equipaggi e traferire personale tecnico) oggi diventa mondiale, con già almeno 27 Paesi che hanno fatto - dati Bimco - espresso divieto di cambiare gli equipaggi a bordo delle navi. In Italia, spiega il presidente di Confitarma Mario Mattioli citando i dati del Cnel, la questione riguarda una platea di 38 mila persone: «Grazie al lavoro con i ministeri - dice Mattioli - siamo riusciti come altri Paesi a ottenere l’estensione dei certificati che garantiscono a bordo la presenza dei lavoratori. Questo è stato un passaggio fondamentale, ma i problemi non finiscono, anche se l’inclusione della nostra categoria nei provvedimenti del Cura Italia sarebbe un forte aiuto. Con l’estensione dei turni di imbarco, è necessario proteggere economicamente i marittimi rimasti a casa: per questo abbiamo chiesto l’integrazione al nostro fondo di Solidarietà, per superare i massimali aziendali».

Proprio per questo Confitarma ha presentato mercoledì una serie di proposte rivolte al ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, che rientrano sempre nel solco dei provvedimenti indicati dal Cura Italia. Oltre all'estensione del fondo Solimare, spiega Mattioli, sarebbero necessarie anche delle compensazioni temporanee per gli stessi armatori, che in questo periodo non interrompono i servizi di trasporto, ma devono far quadrare i bilanci con carichi minore di merce trasportata, per effetto del progressivo spegnimento delle fabbriche in tutto il mondo, con l'interruzione della produzione di beni non strettamente necessari al momento di emergenza: per questo, dice Mattioli, Confitarma ha chiesto una riduzione dei costi di approdo, traducibile in uno sconto totale o parziale sulle prestazioni offerte dai servii tecnico-nautici e di stiva - da applicare alle compagnie che fanno servizi roro, ro-pax nazionali o di autostrade del mare a livello internazionale - oltre all'esonero temporaneo dei diritti e degli oneri portuali e la temporanea esenzione, totale o parziale, del pagamento delle concessione per i terminal che accolgono i traffici ro-ro, ro-pax e Autostrade del mare.

"Per le compagnie di primo registro - aggiunge Mattioli - abbiamo proposto l'esenzione per un anno dei contributi previdenziali e assistenziali previsti per il Registro inernazionale. A copertura dell'aumento degli oneri determinati dalla situazione globale dei traffici e dalle restrizioni imposte dai vari Paesi, con navi ferme all'ancora, vorremmo che anche gli armatori potessero rientrare nella categoria delle imprese che possono accedere ai finanziamenti di sostegno previsti tramite convenzione con la Cassa depositi e prestiti".

"Infine due misure per le quali stiamo portando avanti un dialogo con Abi: la cristallizzazione degli accordi di ristrutturazione del debito attualmente in essere per un periodo di 18 mesi, e per lo stesso una moratoria sulla ristrutturazione del debito. Il motivo è evidente - spiega Mattioli - il quadro economico è mutato, e in una situazione eccezionale come questa risulta difficile per un'azienda che si trovi in una di queste due fasi poter avanzare in quei percorsi senza contraccolpi durissimi".

 

I PORTI

Sempre sul fronte merci, Assoporti oggi ribadisce che gli scali italiani stanno adottando tutte le misure per garantire la massima sicurezza delle operazioni e soprattutto «sono pienamente operativi a servizio della collettività e tutti gli uffici, compresi quelli di controlli, garantiscono il regolare svolgimento delle attività». Inoltre «i provvedimenti adottati dal governo non limitano in alcun modo la circolazione delle merci nel nostro Paese» dichiara con una nota l'associazione che riunisce le Autorità di sistema portuale italiane aggiungendo che ferma restando la procedura della «libera pratica sanitaria» che autorizza l'approdo delle navi, c'è piena disponibilità ad adottare eventuali nuove misure «che dovessero essere dettate dalla Protezione civile».

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