Palomba: "Sbarcate 20 mila persone in un mese mentre molti porti ci respingevano" / L'INTERVISTA

"A bordo non ci sono i tamponi, ma solo il quick test, quindi è difficile per me rispondere a questa domanda. Ma ogni giorno controlliamo la temperatura degli equipaggi per individuare sintomi influenzali, in una stagione dove questo tipo di malanno è diffuso sulle navi"

Costa Luminosa a Savona

di Alberto Quarati

Genova - Per Neil Palomba, il direttore generale di Costa Crociere, ieri è stata una delle giornate più dure della sua lunga carriera. Ma l’emergenza per la compagnia genovese va avanti da gennaio, quando il virus ha spento i motori alle sue navi presenti in Asia. Poi il 30 gennaio è arrivato il falso allarme sulla “Costa Smeralda”. Sembra passato un anno dall’epoca delle auto-certificazioni dell’Oms, che impedivano la salita a bordo di chi era cinese o era stato in Cina. Tutto cambia «il 22 febbraio, che mi ricordo bene - dice Palomba -: primo caso di coronavirus in Italia. I Paesi hanno cominciato a chiudere le frontiere. Prima agli italiani, poi alle altre nazionalità».

Fino alla decisione presa più o meno all’unanimità da tutte le compagnie: sospendere le crociere, navi ferme almeno sino al 30 aprile, nel caso di Costa.
«Ci siamo trovati a gestire crociere che finivano, crociere a metà, crociere che dovevano partire e che non sono mai partite. Un mese fa a bordo delle nostre navi c’erano 27 mila persone, oggi sono 4.000. Abbiamo lavorato e stiamo lavorando con due unità di crisi da 130 persone ciascuna, 24 ore su 24, per garantire il rimpatrio dei clienti e dei marittimi, mentre ci stavano togliendo i voli e chiudendo le frontiere».

Quanti sono oggi i malati di coronavirus a bordo della flotta?
«A bordo non ci sono i tamponi, ma solo il quick test, quindi è difficile per me rispondere a questa domanda. Ma ogni giorno controlliamo la temperatura degli equipaggi per individuare sintomi influenzali, in una stagione dove questo tipo di malanno è diffuso sulle navi, e tenuto conto che non tutto, come a terra, è coronavirus. I marittimi viaggiano nelle cabine dei passeggeri, quelle con il balcone, le più arieggiate, con i pasti serviti in camera. Oggi le situazioni più critiche sono su “Magica” e “Favolosa”, due navi per le quali stiamo attendendo le autorizzazioni a Miami per effettuare gli sbarchi. Ci sono quattro casi con tutti i sintomi su una, e sei sull’altra. Speriamo di poter ottenere i permessi sabato. Sono equipaggi - perché i passeggeri sono stati sbarcati da tempo - reduci da una situazione inconcepibile: queste due navi hanno vagato per i Caraibi per giorni, in attesa di permessi di sbarco prima a Martinica e Guadalupe, poi anche a Cuba. Non accogliere una nave in mare, con a bordo degli ammalati, va contro ogni legge internazionale».

A Savona ieri 40 persone scese della “Luminosa” sono state trovate positive al tampone. Tutte ricoverati al San Paolo?
«Assolutamente no. Il nostro obiettivo è pesare il meno possibile sulle strutture ospedaliere della regione. La protezione civile, le autorità sanitarie, le istituzioni stanno facendo un enorme lavoro per dislocare i pazienti in strutture di altre regioni, principalmente Toscana, Lazio e Lombardia. Così come le persone che non sono potute partire subito, sono alloggiate in strutture fuori regione. A bordo della nave rimangono 130 persone».

Uno dei passeggeri sbarcati è mancato proprio ieri.
«Come Costa Crociere esprimiamo cordoglio e vicinanza ai famigliari del nostro ospite, e dedichiamo un pensiero a tutti coloro che soffrono o stanno lottando in queste ore a causa di questo terribile virus».

Il sindaco di Savona, Ilaria Caprioglio, ha detto che Costa deve chiedere scusa alla città. È vero che avete minacciato di lasciare lo scalo?
«Non commento le parole del sindaco, posso solo riferire le mie. Con Ilaria abbiamo sempre lavorato benissimo, e noi come Costa faremo di tutto per non pesare su questo territorio. Savona è il nostro porto e di certo non lo lasceremo. Aggiungo che una compagnia deve sapere portare ricchezza nei periodi di crescita, e sostegno al sociale durante la crisi. Per questo in tempi brevissimi doneremo alle Asl 2 di Savona e all’Ospedale San Martino di Genova, in accordo con la Regione Liguria, 40 mila mascherine, 5.000 guanti, 1.000 kit protettivi, 100 occhiali e 200 tute ad alta protezione. Lo stesso contiamo di fare alla Spezia, dove a breve arriverà la “Pacifica” e a Civitavecchia. Peraltro questo era in progetto già da prima del caso “Luminosa”, e questa è solo una prima fornitura».

Il presidente del porto, Paolo Signorini, dice che la “Luminosa” dovrebbe rimanere a Savona.
«È il nostro auspicio, poter tenere “Luminosa” a Savona in attesa di poter ripartire con le crociere. L’impatto di questa nave doveva tra l’altro essere molto minore, lo sbarco di passeggeri ed equipaggio doveva essere progressivo. Ma man mano che si avvicinava le sono state chiuse le frontiere: prima i porti spagnoli, poi la Francia che ha fatto sbarcare solo francesi e statunitensi, sconvolgendo i nostri piani in una notte».

In questo momento quante navi sono senza porto?
«Abbiamo “Diadema”, “Mediterranea” e “Fortuna” che stanno rientrando in Mediterraneo dopo aver sbarcato i passeggeri e parte degli equipaggi. Non ho fatto sbarcare i passeggeri della “Deliziosa”, che dovrebbe arrivare a Venezia a fine aprile, perché non hanno avuto contatti a terra, la nave doveva fare il giro del mondo, in realtà si sta fermando solo per soste tecniche, senza sbarchi. In questo momento, per i passeggeri, è il luogo più sicuro».

Che impatto avrà questa crisi sul settore?
«In queste settimane abbiamo fatto di tutto: organizzare in poche ore lo sbarco di 1.200 persone negli Emirati piuttosto che alle Maldive, oppure organizzare la partenza di persone che erano ancora in volo per arrivare a destinazione, mentre charter e voli di linea stanno quasi scomparendo. La crisi non riguarderà solo le crociere, ma tutto il settore del turismo, dei viaggi. Un fenomeno adesso difficile da concepire. L’unica cosa adesso, è ripartire presto insieme». —

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