Genting Hong Kong, 158 milioni di rosso nel 2019

L'epidemia di Covid-19 ha causato al gruppo la sospensione di quasi tutte le sue operazioni passeggeri nel primo trimestre del 2020 e l’attività in tutti e tre i cantieri navali tedeschi della controllata MV Werften

di Matteo Martinuzzi

Trieste - Genting Hong Kong, colosso cinese nel campo alberghiero e crocieristico (detentrice dei marchi Star Cruises, Crystal Cruises e Dream Cruises), ha reso noti i risultati finanziari dell’esercizio chiuso al 31 dicembre 2019. Ha subito una perdita netta di 158,6 milioni di dollari (1,79 dollari per azione) su ricavi complessivi di 1,5 miliardi di dollari per l'esercizio appena concluso, rispetto a una perdita netta di 213,3 milioni (2,49 per azione) su ricavi di 1,6 miliardi per l'anno precedente.

Il settore crocieristico ha registrato ricavi per 1,4 miliardi di dollari in leggera ascesa rispetto agli 1,3 miliardi del 2018. L’occupazione media è stata del 93%, contro il 91% dell’anno precedente. In ogni caso si tratta di un valore abbastanza basso visto che di solito una nave per essere redditizia deve avere un’occupazione media del 98% (ad esempio nell’ultimo esercizio Msc Crociere ha registrato un valore record del 112,3%). Mentre il gruppo ha registrato una perdita operativa, GHK ha dichiarato che il segmento delle crociere è sostanzialmente in pareggio. L'Ebidta del settore crocieristico è stato di 189,8 milioni di dollari per il 2019, rispetto ai 152,4 milioni del 2018. Quello di gruppo invece è stato di 142,5 milioni in risalita rispetto ai 72,3 milioni di Dollari dell’anno precedente: questo è stato reso possibile da un miglioramento dei ricavi derivanti dalle navi da crociera e da un maggiore utilizzo dei propri cantieri.

L'epidemia di Covid-19 ha causato al gruppo la sospensione di quasi tutte le sue operazioni passeggeri nel primo trimestre del 2020 e l’attività in tutti e tre i cantieri navali tedeschi della controllata MV Werften: qui le lavorazioni sono state sospese per quattro settimane, a partire dal 21 marzo. Per far fronte a questa situazione i “colletti bianchi” hanno accettato una riduzione temporanea del 20-50% degli stipendi, gli equipaggi di bordo sono stati ridotti e c'è stato un blocco a livello aziendale nel reclutamento di nuovo personale. Nonostante tali sforzi di controllo dei costi, GHK ha dichiarato di prevedere di registrare una perdita operativa per il 2020. Da metà marzo si è registrato un calo delle nuove infezioni segnalate in Cina e la maggior parte delle imprese cinesi ha implementato le misure preventive per riprendere progressivamente la produzione. La società ha affermato di vederlo come un segnale incoraggiante, però il miglioramento della propensione al consumo dei cinesi è attualmente lento. GHK ha affermato che riprenderà le operazioni crocieristiche quando l'autorità portuale di Singapore riaprirà il suo terminal crociere (principale home port del gruppo). Inoltre si continuerà anche a valutare piani di rischieramento alternativi per la World Dream di Dream Cruises che nel frattempo è stata inviata a Rotterdam per un refit che la renda utilizzabile pure sul mercato internazionale.

Anche la flotta di Star Cruises ha sospeso le operazioni fino a quando la situazione a livello regionale non migliorerà. Il futuro quindi per il maggior operatore asiatico delle crociere è quanto mai incerto. Pesano gli importanti investimenti fatti per potenziare la flotta che avrebbero dovuto dare i frutti nel prossimo triennio. Ma la crisi globale che seguirà questa emergenza sanitaria potrà vanificare il tutto. Ricordiamo che sono attualmente in costruzione presso MW Werften le due nuove ammiraglie da 208.000 t.s.l. di Dream Cruises, mentre il progetto di costruire una serie di 6 navi da 88.000 t.s.l. per le grandi catene albergherie è in forte dubbio.

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