"Le crociere? Prevedo un ritorno alla crescita nel 2022" / L'INTERVISTA

"L’83% di questa industria è nelle mani di grandi gruppi: Carnival, Royal Caribbean, Ncl, Msc. Oggi vediamo tanti marchi, ma sono tutti controllati da questi gruppi, che hanno spalle larghe, e alcuni di loro non poggiano la loro forza unicamente nel settore crocieristico, penso ad esempio a Msc"

di Alberto Quarati

Genova - Le compagnie che stanno progressivamente posticipando l’entrata in servizio delle flotte, e con l’avanzata del coronavirus nel mondo, non è facile capire quale sarà il destino dell’industria crocieristica. È chiaro su questo punto Francesco di Cesare, presidente di Risposte Turismo, gruppo specializzato nella consulenza e ricerca in questo settore. Eppure le crociere fino a prima della crisi stavano letteralmente esplodendo. «Una crescita ininterrotta da anni, e la previsione per il 2020 non era da meno; questo doveva essere l’anno in cui a livello globale l’industria avrebbe trasportato 32 milioni di passeggeri, contro i 30 dello scorso anno».

Quanti i passeggeri in Italia?
«Per l’Italia erano previste 13 milioni di persone. Ora è chiaro che queste previsioni dovranno essere drasticamente ridotte. Difficile capire cosa stanno organizzando le compagnie internamente in questo momento, ma io tutto sommato sono cautamente ottimista».

Ottimista? Con l’industria ferma?
«Ho detto cautamente ottimista: il 2020 sarà un anno che chiuderà in rosso, non credo in una piena ripresa nel 2021, più probabilmente vedremo un ritorno alla crescita nel 2022».

Sulla base di quali fattori?
«Ne indicherei due, che sono gli elementi di solidità del comparto. Il primo, è un elemento che in passato, non lo nascondo, mi ha visto fortemente critico, quello delle concentrazioni. L’83% di questa industria è nelle mani di grandi gruppi: Carnival, Royal Caribbean, Ncl, Msc. Oggi vediamo tanti marchi, ma sono tutti controllati da questi gruppi, che hanno spalle larghe, e alcuni di loro non poggiano la loro forza unicamente nel settore crocieristico, penso ad esempio a Msc. Dunque, la base è solida. Fuori da questo perimetro, penso ci saranno, come è inevitabili, della situazioni molto difficili. Il secondo fattore riguarda invece la qualità del turismo crocieristico».

In che senso?
«Ad oggi, chi va in crociera è, nel 55-60% dei casi, una persona che già in precedenza aveva fatto un’esperienza di questo tipo. In gergo, si dice un “repeater”. Un soggetto che quindi già conosce il viaggio, ha già confidenza con il prodotto, e quindi ecco un’altra base di fiducia per rilanciare il settore».

Molte città non vorranno più avere navi da crociera nei loro porti.
«Ascolti, qui andiamo incontro a un discorso più generale. Se una città, un porto chiudono alle navi da crociera, allora per coerenza dovrebbe chiudere al turismo internazionale. Per carità, è una strada: un Comune può puntare tutto sul turismo nazionale. Però attenzione, la crociera è un fenomeno appariscente: la nave si vede, si sposta, e questo è un fattore che a volte gioca a favore degli armatori, a volte contro. In questo periodo, ha giocato contro: tutti abbiamo ancora negli occhi le immagini della “Diamond Princess”, che per un certo momento è stato uno dei maggiori focolai al mondo del coronavirus. Però, in linea con questo ragionamento, dovremmo chiudere villaggi turistici, centri congressi, alberghi. Bisognerebbe rimettere in discussione l’intero settore del turismo. Una strada difficilmente praticabile».

Le crociere ripartiranno dalla Cina?
«Seguendo l’ondata del virus? Non credo. Sarà una ripartenza a scacchiera, a seconda delle restrizioni dei vari Paesi. Una riorganizzazione degli itinerari che, nonostante la fluidità della situazione, sta partendo adesso, perché le compagnie ragionano con anni di anticipo. L’Asia è un settore in crescita, ma sin qui ha generato numeri largamente inferiori rispetto al mondo Occidentale».

Quale sarà il primo segmento delle crociere a ripartire? Quello del lusso?
«Sì, ma non perché ha navi più piccole, come erroneamente si potrebbe pensare. Ma perché il turismo ripartirà da chi ha la maggiore capacità di spesa». —

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