Navi Costa Crociere respinte, De Falco: "Capitanerie e Autorità portuali abdicano ai propri doveri"

"Sono funzionari dello Stato, che dovrebbero avere la dignità di decidere per il ruolo che ricoprono. Anche contrastando il potere politico. Il loro silenzio costituisce una sostanziale abdicazione ai propri doveri"

Roma - “Le navi da crociera italiane, che stanno girando nei porti di tutto il mondo senza trovare un approdo, trovano degli ostacoli perché gli amministratori degli Stati costieri oppure le Autorità periferiche sentono il dovere di difendere la rispettive comunità dal contagio. E’ questo un elemento importante: perché un Paese straniero, anche in virtù della Convenzione internazionale, può ritenere che se una nave, in questo caso di Costa Crociere, può arrecare un danno alla sicurezza e alla salute del Paese straniero in cui chiede di fare accesso, ha il diritto di emanare un provvedimento legittimo per negare l’ingresso della nave italiana in porto. Ma l’Italia questo non può farlo con le navi italiane. Non lo può fare né l’Autorità marittima né quella portuale, tanto meno possono farlo altre autorità”. Lo dice, in una intervista al magazine diretto da Vito de Ceglia ShipMag, il comandante Gregorio De Falco.

"Quando il ministro degli Interni era Matteo Salvini, i prefetti erano ammutoliti. Questo non lo dico io ma il Tribunale dei Ministri di Catania nel caso della Diciotti. Tutta la catena di comando prefettizia, dal vertice in giù, era pietrificata. Allo stesso modo, erano pietrificati, in misura meno rilevante, tutti i comandanti delle Capitaneria di porto. In questo momento, si vede che sono pietrificati, come se fossero annullati, i comandanti delle Capitanerie di porto e i presidenti delle Autorità di sistema portuale. Sono funzionari dello Stato, che dovrebbero avere la dignità di decidere per il ruolo che ricoprono. Anche contrastando il potere politico. Il loro silenzio costituisce una sostanziale abdicazione ai propri doveri".

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