Gli Usa: "Stop alle crociere fino a cento giorni". Gli armatori si attrezzano per ripartire

Oltre alla scoperta di un vaccino che permetta di tornare a bordo senza alcun pensiero, molto importante sarà vedere quanto la probabile crisi economica colpirà gli Stati Uniti. Infatti questo è, con oltre il 60%, il principale bacino di utenza

La Carnival Valor a New Orleans

di Matteo Martinuzzi

Trieste - La statunitense Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) ha annunciato un'ulteriore proroga del divieto di navigazione per tutte le navi da crociera nelle acque degli Stati Uniti. La disposizione, che segue il precedente “No Sail Order” emesso il 14 marzo (per una durata di 30 giorni), rimarrà in vigore sino alla scadenza della revoca della proclamazione dell'emergenza per la salute pubblica da parte del segretario dell'Health and Human Services, o sino a che il direttore della Cdc annullerà o modificherà l'ordine in base a specifiche condizioni di salute pubblica, oppure rimarrà in vigore «sino a 100 giorni dalla data di pubblicazione» dell'ordine nel Federal Register. Nello scenario peggiore le compagnie sono attese da oltre tre mesi ulteriori di fermo nave nel mercato crocieristico più importante al mondo.

Le operazioni passeggeri potrebbero così riprendere a fine luglio: un danno economico enorme per il settore, tenendo presente che una nave in disarmo “caldo” (con tutto l’equipaggio a bordo pronto per ripartire) costa 2/3 milioni di dollari al mese, mentre in disarmo “freddo” (con l’equipaggio a bordo ridotto al minimo) costa 1 milione di dollari. In considerazione del perdurare dell’epidemia di coronavirus a livello mondiale, tutte le navi stanno gradualmente passando da una posizione “calda” a “fredda”; un risparmio sì di costi operativi, aggravati però da quelli logistici per il difficile rimpatrio dei propri marittimi. Nel frattempo la Cdc ha richiesto agli armatori la definizione di un piano operativo dettagliato e approvato dallo stesso ente e dalla guardia costiera degli Stati Uniti per affrontare la pandemia di Covid-19; si richiede inoltre che queste misure siano pienamente attuabili «con una dipendenza limitata dal sostegno delle autorità locali, statali e federali». Nel dettaglio questi piani per prevenire, mitigare e rispondere alla diffusione del virus, devono prevedere il monitoraggio delle visite mediche dei passeggeri e dell'equipaggio, l'addestramento del personale sulla prevenzione dell'infezione da coronavirus, la gestione e la risposta ad un focolaio di contagio a bordo della nave. Va ricordato che attualmente sono circa cento le navi da crociera, con pressappoco 80.000 membri dell'equipaggio a bordo, che sono rimaste in porto o in mare al largo delle coste statunitensi (la maggior parte di fronte alla Florida e nelle acque bahamensi). La Cdc ha comunicato che, tra queste, sono 20 le navi nei porti o all'ancoraggio negli Stati Uniti con casi noti o sospetti di infezione da Covid-19 tra gli equipaggi che sono rimasti a bordo.

L’industria sta vivendo un momento critico della sua storia e in alcuni può essere in gioco la sua sopravvivenza delle aziende. Dipenderà tutto da quanto tempo si protrarrà l’emergenza. Oltre alla scoperta di un vaccino che permetta di tornare a bordo senza alcun pensiero, molto importante sarà vedere quanto la probabile crisi economica colpirà gli Stati Uniti. Infatti questo è, con oltre il 60%, il principale bacino di utenza per le compagnie crocieristiche. Fondamentale sarà capire quanto la capacità di spesa nell’acquisto di pacchetti turistici della classe media americana sarà intaccata. Infatti alla risoluzione dei problemi sanitari in maniera definitiva, bisognerà accompagnare una ripresa massiccia della domanda di crociere, per sostenere un settore che negli ultimi anni è cresciuto a dismisura. Quindi tutti gli armatori sperano che il motore economico degli Usa non si inceppi.

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