Il comandante della Costa Deliziosa: "Fatte le scelte giuste per salvaguardare le persone a bordo"

"Abbiamo navigato sempre verso occidente - racconta - mentre il virus avanzava e noi lo precedevamo. Quando siamo arrivati a Sidney, qui c'erano pochi casi ma abbiamo detto no all'imbarco di altri italiani, che avrebbero preso parte al viaggio partendo dall'Australia, arrivando con un volo dall'Italia"

Genova - «Abbiamo affrontato la navigazione con una grande emergenza in atto, nel mondo è scoppiata la pandemia e ogni giorno aumentavano i casi di contagio di coronavirus. Le decisioni prese non le definisco difficili, sono state le scelte giuste da prendere in quel preciso momento. Così andava fatto, per salvaguardare la salute di tutte le persone a bordo». Così all'Adnkronos il comandante Nicolò Alba, pugliese con 35 anni di esperienza, che ha portato in porto la Costa Deliziosa, a Genova, dopo quasi tre mesi e mezzo di navigazione. La Costa Deliziosa era partita il 5 gennaio a Venezia e qui avrebbe dovuto fare ritorno il 26 aprile. L'esplosione del virus nel mondo ha costretto a una radicale revisione del viaggio con i porti che via via si chiudevano mentre la grandissima nave solcava gli oceani. Alba, pugliese di Monopoli (anzi di contrada Impalata a Monopoli, come lui ama dire), ha portato la Deliziosa in porto senza alcun caso di contagio fra i 1850 passeggeri, età media oltre i 70 anni, e i 900 membri dell'equipaggio. «È stata una crociera unica e indimenticabile - racconta - oltre ogni aspettativa e sono contento che tutto sia andato bene, magari anche con un pizzico di fortuna, per aver preso delle decisioni, in accordo con la compagnia, che al momento potevano sembrare esagerate o deludenti ma poi si sono rivelate giuste. Abbiamo navigato sempre verso occidente - racconta - mentre il virus avanzava e noi lo precedevamo. Quando siamo arrivati a Sidney, qui c'erano pochi casi ma abbiamo detto no all'imbarco di altri italiani, che avrebbero preso parte al viaggio partendo dall'Australia, arrivando con un volo dall'Italia. Tra questi c'era pure mia moglie ma è stato deciso di non fare salire più nessuno e quindi di non farli partire». 

«Qualche giorno dopo, il 15 marzo - prosegue - è stato stabilito il lockdown quando siamo entrati nel porto di Perth. Da quel momento non abbiamo fatto scendere più nessuno a terra, sarebbe stato rischioso. Bisognava evitare in ogni modo che l'infezione potesse arrivare a bordo perché, sì è una nave di trecento metri, ma avrebbe poi potuto diffondersi. Sono risaliti solo alcuni viaggiatori rientrati da un'escursione 'overland' ma hanno poi dovuto affrontare quattordici giorni in isolamento in cabina e devo dire che sono stati eccezionali nel loro comportamento». Dalla nave non è sceso più nessuno, escursioni vietate per ragioni di sicurezza. Solo scali tecnici per carburante e provviste effettuate a Mauritius, a La Reunion oppure nella capitale dell'Oman, Muscat, dove «molto prezioso» è stato l'operato dell'ambasciata italiana. Quindi, attraversando il canale di Suez, la Deliziosa è tornata nel 'mare nostrum' e infine a Genova il 22 aprile. Attualmente ci sono ancora una ventina di passeggeri, da far sbarcare entro il 3 maggio. A bordo, in tutto, c'erano persone di quaranta nazionalità. Grande lavoro della compagnia per garantire a tutti i passeggeri il rientro ai Paesi di provenienza. «Alla fine del viaggio - dice Alba - posso dire che la nave era un'isola felice perché tutti stavamo bene e non avevamo la preoccupazione di prendere un caffè insieme e potevamo stare nelle aree aperte, tutto completamente diverso dalle notizie che ci sono arrivate giorno dopo giorno».

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