Il virus tiene in ostaggio centomila marittimi sulle navi da crociera / IL CASO

Lo rivela un'indagine condotta dal Guardian, parlando di lavoratori costretti a restare fuori dai porti e banditi dagli aerei che permetterebbero loro di tornare a casa. Molti di questi membri dell'equipaggio sono stati messi in quarantena all'interno delle cabine, altri sono stati privati dallo stipendio

Londrs - Sono più di centomila i membri dell'equipaggio delle navi da crociera nel mondo bloccati a bordo a causa dell'emergenza causata dal coronavirus. Lo rivela un'indagine condotta dal Guardian, parlando di lavoratori costretti a restare fuori dai porti e banditi dagli aerei che permetterebbero loro di tornare a casa. Molti di questi membri dell'equipaggio sono stati messi in quarantena all'interno delle cabine, altri sono stati privati dallo stipendio. Dalle Isole Galapagos al porto di Dubai, molti di quelli che il Guardian definisce «naufraghi galleggianti» hanno la possibilità di avere una comunicazione minima con il mondo esterno, rendendo anche difficile la valutazione delle loro condizioni di salute. Almeno 17 sono gli uomini dell'equipaggio di navi da crociera che sono deceduti per le complicanze del Covid-19, mentre decine di altri sono stati evacuati e ricoverati in ospedale, riporta il Guardian. «Abbiamo tutti una famiglia, tutti vogliamo tornare a casa», ha detto un membro dell'equipaggio della Msc Seaview al largo delle coste del Sud America per quasi un mese e rimasto senza stipendio. Il lavoratore, che ha chiesto al Guardian di restare anonimo e ha parlato tramite Internet, ha detto che inizialmente all'equipaggio era stato permesso di muoversi liberamente per la la nave, ma dopo la conferma di un caso positivo al Covid-19 è stato intimato loro di restare in cabina.

«Non abbiamo ricevuto alcuna informazione su quando andremo a casa o su cosa stanno facendo per riportare a casa i membri dell'equipaggio - ha aggiunto - Restiamo solo nella cabina come prigionieri». Un portavoce di Msc Crociere ha spiegato al Guardian che l'azienda «ha preso la difficile decisione di sospendere temporaneamente le operazioni delle sue navi da crociera. Poiché questa crisi sanitaria ha causato l'interruzione di tutte le nostre navi a livello globale, abbiamo temporaneamente accettato di sollevare la maggior parte del nostro equipaggio dalle loro funzioni e stiamo lavorando per identificare e pagare i biglietti aerei per permettere a ognuno di loro di tornare in sicurezza a casa», dove resteranno «fino a quando resteranno sospese le operazioni delle navi». Quindi, ha aggiunto, «offriamo a tutti coloro che rimangono a bordo pensione completa e alloggio gratis, assegnando a ciascuno una cabina ospiti per uso individuale. Abbiamo aggiornato i nostri menu e stiamo fornendo l'accesso a Internet gratuito».

La maggior parte dei lavoratori del settore proviene da Paesi in via di sviluppo come le Filippine, l'Indonesia e l'India e generalmente guadagnano tra i mille e i duemila dollari al mese per lavorare sette giorni alla settimana. Lo ha spiegato Ross Klein, docente al St John's College di Terranova e autore di quattro libri sul settore delle crociere. Secondo il Guardian, almeno una compagnia di crociera ha smesso di pagare alcuni lavoratori che sono intrappolati bordo. Tra i membri dell'equipaggio delle navi da crociera che hanno perso la vita ad aprile per le conseguenze del Covid-19 si contano due membri del personale addetto alle pulizie, un barista e una guardia di sicurezza che sono stati evacuati dalle navi in ​​Florida. Un medico italiano imbarcato sulla nave, Paolo Mudanò, 70 anni, è morto in Brasile dopo essere stato prelevato in ambulanza dalla nave da crociera Costa Fascinosa e un ingegnere dell'esploratore antartico Greg Mortimer è deceduto in Uruguay dopo che 128 delle 217 persone a bordo erano risultate positive al coronavirus. Ma ci sono molte nazioni, tra cui gli Stati Uniti, che hanno cercato di fornire servizi di emergenza di base per i membri dell'equipaggio bloccati. «Alcuni di questi equipaggi si trovano in una terra di nessuno», ha dichiarato l'avvocato del mare John Hickey, sostenendo che i membri dell'equipaggio non hanno accesso ai diritti garantiti dalle loro nazioni e allo stesso tempo sono spesso fuori dalla giurisdizione dei Paesi proprietari delle navi su cui viaggiano.

La maggior parte delle compagnie da crociera sono registrate in nazioni a tassazione e legislazione ridotta, come Panama o la Liberia, mentre le loro navi sono battenti bandiere di territori come le Bahamas o le Bermuda, non intenzionate a prendersi cura di migliaia di persone malate.

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