Dubai taglia 1.100 posti: bufera su P&O Ferries / IL CASO

L'azienda ha annunciato infatti un pesante piano di esuberi, 1.100 posti di lavoro da tagliare, sullo sfondo dell'emergenza coronavirus. E lo ha fatto dopo aver chiesto e incassato dal governo di Londra milioni di sterline di sussidi pubblici per la copertura dei costi del lockdown

Londra - Prendi i soldi e scappa. È bufera in Gran Bretagna sulla proprietà araba di P&O Ferries, società che controlla molti degli storici traghetti in servizio sulla Manica: un tempo - prima dell'Eurotunnel - unico sistema di trasporto fra l'isola e il continente, ma tuttora cruciale nel trasporto di merci e passeggeri. L'azienda ha annunciato infatti un pesante piano di esuberi, 1.100 posti di lavoro da tagliare, sullo sfondo dell'emergenza coronavirus. E lo ha fatto dopo aver chiesto e incassato dal governo di Londra milioni di sterline di sussidi pubblici per la copertura dei costi del lockdown, scaricando fra l'altro sulle spalle dei contribuenti il pagamento di una parte di salari risparmiati grazie al congedo - sulla carta temporaneo - d'un gran numero di dipendenti.

La società, che ha sede a Dover, città portuale simbolo delle bianche scogliere sulla costa del Kent inglese, è da qualche anno in mano al Fondo Sovrano di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, traboccante di liquidità. Il suo presidente, il sultano Ahmed bin Sulayem, non aveva esitato nelle settimane passate a far ricorso agli aiuti governativi di Londra, per un ammontare di 150 milioni di sterline. Salvo far poi sapere di avere bisogno di altri 257 milioni per mantenere la profittabilità del servizio ed evitare un collasso nei prossimi mesi. E quindi calare la minaccia del piano di esuberi. Un comportamento che ha scatenato reazioni oltraggiate nel Regno contro lo storico alleato emiratino del Golfo. I vertici di P&O deve «sborsare» i capitali necessari «o vendere a un proprietario migliore», è insorta Natalie Elphicke, deputata del collegio di Dover ed esponente del Partito conservatore del premier Boris Johnson. «Non scordiamo che la società, la quale ha ricevuto in queste settimane milioni di sterline dal nostro governo, è controllata dal Fondo Sovrano di Stato del Dubai, che ha senza dubbio denaro a sufficienza» per fronteggiare la crisi, ha rincarato la dose: «non è giusto arraffare i soldi dei contribuenti britannici che lavorano duro e tagliare la corda». «Questo è assolutamente vergognoso», la ha fatto eco furioso Mick Cash, leader del sindacato dei trasporti RMT, «è un attacco agli interessi britannici» sotto forma di tagli di posti di lavoro che «temiamo non torneranno più a Dover e Hull».

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