Il virus costerà quasi 2 miliardi a Norwegian Cruise Line

Quando il divieto di navigazione sarà revocato dal CDC, Del Rio ha dichiarato di prevedere che i vari marchi del gruppo torneranno in servizio progressivamente con circa cinque navi al mese, nell’ipotesi che i porti siano aperti e che si possa navigare lungo gli itinerari già programmati

di Matteo Martinuzzi

Miami - Perdita netta di 1,88 miliardi di dollari e volume d’affari calato dell’11,2%: questi in sintesi i risultati della prima trimestrale 2020 del gruppo Norwegian Cruise Line Holdings (che opera con i marchi Norwegian Cruise Line, Oceania Cruises e Regent Seven Seas Cruises). L’utile di 118,2 milioni di dollari del primo trimestre 2019 è ormai un lontano ricordo. Ovviamente questi numeri sono il risultato dell’uragano Coronavirus che ha colpito tutte le flotte crocieristiche del mondo e nel particolare NCLH che aveva annunciato lo scorso 13 marzo la sospensione della propria attività (che al momento dovrebbe terminare il 30 giugno). Quindi c’è da aspettarsi che la seconda trimestrale porterà in dote numeri ancora più severi visto che riguarderà un periodo di completa inattività della flotta. Nel primo trimestre del 2020 le navi operate dai tre marchi del gruppo hanno ospitato circa 500.000 passeggeri con un calo del -22,5% rispetto al primo trimestre 2019. I ricavi totali di NCLH sono stati di 1,25 miliardi di dollari (-11,2%), di cui 840,8 milioni provenienti dalla vendita delle crociere (-13,6%) e 406,1 milioni dalle vendite a bordo delle navi (-5,6%). L'incremento dei costi operativi, a causa principalmente della sospensione delle crociere, si è attestato a 994,3 milioni di dollari (+20,3%). Ad accrescere le spese anche l'aumento del costo del carburante che è salito da 461 dollari/tonnellata nei primi tre mesi del 2019 a 614 dollari/tonnellata del primo trimestre 2020. Questo rialzo ha comportato spese per il combustibile pari a 125,0 milioni iscritte nel primo bilancio trimestrale di quest'anno. L'EBITDA e il risultato operativo sono stati entrambi di segno negativo e pari rispettivamente a -1,62 miliardi e -1,82 miliardi di dollari rispetto ai risultati di segno positivo per 327,6 milioni e 158,3 milioni di dollari nel primo trimestre dello scorso anno. Ricordiamo che nelle scorse settimane, per rafforzare la posizione finanziaria del gruppo di fronte all'impatto della pandemia, sono stati portati a termine aumenti di capitale per un totale di 2,4 miliardi di dollari. «Farò tutto ciò che è umanamente possibile per poter guardare la mia famiglia negli occhi e dire che saranno al sicuro sulle nostre navi da crociera» ha dichiarato Frank Del Rio, presidente e CEO di NCLH, parlando con gli analisti americani.

La compagnia sta lavorando con un team di esperti per sviluppare protocolli sanitari molto severi per ottenere l’approvazione del CDC (Centers for Disease Control and Prevention) e la conseguente fiducia dei clienti. Quando il divieto di navigazione sarà revocato dal CDC, Del Rio ha dichiarato di prevedere che i vari marchi del gruppo torneranno in servizio progressivamente con circa cinque navi al mese, nell’ipotesi che i porti siano aperti e che si possa navigare lungo gli itinerari già programmati. Con un totale di 28 navi, ci vorranno circa sei mesi per rimettere in servizio l’intera flotta. Comunque al momento non si può ancora sapere con quale capacità saranno autorizzate a operare le navi. Fortunatamente, ricorda Del Rio che la domanda dei consumatori c’è ancora nonostante la pubblicità negativa di questi mesi per il settore: «le prenotazioni continuano ad arrivare, nonostante la sospensione delle attività di marketing, e ci aspettiamo che il contante in entrata superi quello in uscita (dovuto ai rimborsi) nei prossimi 60 giorni. C’è una domanda repressa, la gente vuole di nuovo navigare».

Mark Kempa, CFO e vicepresidente esecutivo, prevede che il 2021 sarà un anno di transizione e che NCLH potrebbe essere in grado di ripartire con numeri significativi nel 2022, riportando la società sul trend precedente alla pandemia. Invece per quanto riguarda le consegne di nuove navi, in questa situazione complicata potrebbero essere ritardate da 12 a 18 mesi, almeno questa è l’ipotesi di Del Rio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA