Manila, le ventitré navi da crociera che stanno rimpatriando i marittimi

Con il collasso dei trasporti aerei e le chiusure delle frontiere, lo stop dell’attività crocieristica si è trovato di fronte all’ennesimo ostacolo, cosa fare degli equipaggi una volta sbarcati i passeggeri?

di Matteo Martinuzzi

Manila - Ventitré grandi navi da crociera all’ancora nella baia di Manila, questa è l’affascinante immagine che ci giunge via web dalle Filippine. Purtroppo questa suggestiva rivista navale è un’altra delle conseguenze della pandemia che sta colpendo il mondo. Infatti tutte quelle navi hanno raggiunto la capitale dell’arcipelago asiatico per far rimpatriare i membri dell’equipaggio di nazionalità filippina delle proprie flotte. Con il collasso dei trasporti aerei e le chiusure delle frontiere, lo stop dell’attività crocieristica si è trovato di fronte all’ennesimo ostacolo, cosa fare degli equipaggi una volta sbarcati i passeggeri? Un piano di evacuazione non esisteva perché la situazione globale è precipitata nel giro di pochi giorni e quindi le compagnie crocieristiche a inizio marzo hanno dovuto capire come agire in una situazione senza precedenti. In un primo momento la maggior parte delle navi sono andate in disarmo “caldo”, cioè con gli equipaggi a bordo al completo nella speranza di una veloce ripresa. Poi una volta visto che la situazione degenerava in tutto il mondo, con il virus che colpiva forte anche gli Stati Uniti (mercato di riferimento per le crociere), gli armatori hanno optato per far passare le flotte in disarmo “freddo”, cioè con a bordo solo i membri dell’equipaggio necessari alla gestione tecnica della nave.

Parliamo quindi di 100-200 persone per nave, e gli altri? Alcuni paesi hanno organizzato dei ponti aerei per rimpatriare i propri connazionali impiegati sulle navi da crociera, altri hanno avuto la fortuna di poter sbarcare nei porti nazionali (chi dopo lunghe peripezie). Ma il problema più grande ha riguardato la bassa forza che è composta su tutte le navi da persone provenienti dal Sud-Est asiatico. Parliamo soprattutto di indiani, indonesiani e filippini. Quest’ultimi sono i più numerosi a bordo delle navi, specializzati soprattutto come camerieri e cabinisti. Quasi tutte le compagnie hanno deciso, con uno sforzo organizzativo impressionante e a costi rilevanti, di portare direttamente via mare il personale a casa nell’impossibilità di utilizzare trasferimenti aerei per così tante persone (parliamo di diverse migliaia) sotto stretto controllo sanitario. Ormai tante di queste navi sono giunte a destinazione e all’ancora a Manila oggi troviamo navi di Royal Caribbean International (3) , di Costa Crociere (3), di Celebrity Cruises (1) di Holland America Line (2), di P&O Cruises Australia (3), di Princess Cruises (7), di Carnival Cruise Line (3) ed infine di Cunard Line (1). E altre ne arriveranno, infatti parecchi sono i viaggi di rimpatrio degli equipaggi ancora in corso. Una di queste navi è partita anche dall’Italia; parliamo della Costa Mediterranea che ha appena lasciato Brindisi con destinazione Indonesia e Filippine con a bordo i marittimi del sud-est asiatico di “Pacifica” e “Fortuna”. Dopo alcune settimane di navigazione arriverà a Manila come lo faranno altre navi di Carnival Cruise Line. Queste sono partite dal loro ancoraggio al largo delle Bahamas dopo uno storico meeting di 18 navi della flotta americana per lo scambio degli equipaggi. Questo enorme gruppo però è stato battuto dalla “reunion” di Manila a cui altre navi, come abbiamo visto, si aggiungeranno. Ricordiamo che le autorità filippine richiedono 14 giorni di quarantena a prima di permettere il rientro nei villaggi d’origine ai propri connazionali. Tutte queste navi sono già da diversi giorni ferme nella rada di Manila e quindi a scaglioni stanno facendo scendere i membri dell’equipaggio.

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