Il tesoretto di 150 milioni fa litigare gli armatori. Oggi vertice sull'emendamento Costa Crociere

Adesso i confini dello scontro sono più chiari. Da una parte le crociere che hanno fretta di rimpiazzare lo zero segnato negli ultimi mesi nella casella dei ricavi con qualche numero positivo

di Simone Gallotti

Genova - Adesso i confini dello scontro sono più chiari. Da una parte le crociere che hanno fretta di rimpiazzare lo zero segnato negli ultimi mesi nella casella dei ricavi con qualche numero positivo. Dall’altra i traghetti, che hanno smesso di imbarcare i passeggeri nel pieno della pandemia. Mentre ieri il clima è rimasto tesissimo, oggi toccherà alla ministra Paola De Micheli provare a mettere pace, ma ormai sembra una guerra ad oltranza. Gli armatori non hanno ricevuto nulla dai decreti del governo e ora si scannano per 150 milioni circa, i soldi “risparmiati” dallo Stato per non aver dovuto pagare gli sgravi previsti dal Registro Internazionale perché le navi erano bloccate nei porti. Confitarma vorrebbe che quel tesoretto venisse utilizzato anche per consentire a Costa Crociere, che batte bandiera italiana, di poter ripartire. Assarmatori invece vorrebbe destinare l’intera somma ai traghetti: «Bisogna canalizzare quella somma per le aziende di traghetti che esercitano in Italia - ha spiegato ieri in un’audizione al Senato, Stefano Messina - Soprattutto nelle regioni del Sud, dove c’è un grande impatto sociale. Bisogna veicolarle nelle società che oggettivamente sono radicate in Italia». E Messina davanti ai senatori cita tre casi: «Il golfo di Napoli, in questi giorni è passato dal trasporto di 7-8 mila passeggeri a 500 al giorno. I collegamenti con la Sicilia sono ripresi il 25 maggio e con la Sardegna oggi». Ecco, secondo lui, a chi dovrebbero essere destinati i 150 milioni. Anche al gruppo Onorato (che controlla Tirrenia e Moby e che fa parte di Assarmatori) che oggi però è al centro di ferocissime polemiche: l’apertura delle rotte sulla Sardegna alla sola compagnia che svolge il servizio di continuità territoriale pagato con i soldi dello Stato per una cifra pari a 72 milioni di euro, è stata attaccata da Confitarma: «Dopo la proroga di un anno della convenzione Tirrenia – spiega il presidente Mario Mattioli – non ci aspettavamo di essere ulteriormente penalizzati proprio nel momento della riapertura dei collegamenti dei passeggeri, da tutti auspicata come l’inizio di una possibile ripresa».

I siluri alla decisione del governo arrivano anche dagli alleati di Messina: Conftrasporto attacca il governo e Luigi Merlo, numero uno di Federlogistica, va giù duro: «Si rischia il caos nei porti con gravissimi danni a carico di moltissimi cittadini, delle compagnie di navigazione, di tutto il settore marittimo». E’ tutti contro tutti. Come sulla battaglia di Vincenzo Onorato contro il Registro Internazionale e gli sgravi fiscali garantiti dal provvedimento, che invece ieri Messina, presidente dell’associazione a cui è iscritto l’armatore di Tirrenia e Moby, ha difeso nell’audizione : «Noi armatori lo ammettiamo da anni... Contrariamente ad altri settori in cui gli imprenditori si lamentano, invece sul Registro internazionale abbiamo sempre ammesso che si tratta di un provvedimento che ha consentito il grande rilancio della flotta italiana» ha detto il presidente in videoconferenza con al fianco, davanti allo schermo del computer, il silenzioso direttore generale di Assarmatori Alberto Rossi. L’affondo Messina lo riserva alla parte finale dell’ intervento. L’obiettivo è ancora Costa Crociere: «Chi ha bandiera italiana può esercitare cabotaggio anche se prima utilizzava il Registro Internazionale...» spiega il presidente di Assarmatori, che poi suggerisce una ricetta ai senatori: «Uno spunto: valutate di estendere il bonus turismo alle crociere». Ai traghetti 150 milioni, a Costa crociere il bonus da 500 euro al massimo. Perché vanno privilegiati gli armatori italiani: «Vorrei sottolineare che il business delle crociere è esercitato da multinazionali del mare che sono tutte controllate da società estere, dico legittimamente e io rappresento anche armatori esteri che prego di venire a investire in Italia».

Il presidente di Assarmatori si riferisce a Msc, il colosso di Gianluigi Aponte che ha sede a Ginevra e sulle navi issa bandiere di Panama e Malta e a Costa Crociere che fa parte del gruppo americano Carnival, ma batte bandiera italiana. La lotta senza quartiere tra armatori per i 150 milioni del tesoretto del Registro Internazionale, ha però già prodotto un risultato: il clima nel governo non è più tanto amichevole. La continua divisione avrebbe stancato pezzi della maggioranza e ieri la linea telefonica che unisce le associazioni, le compagnie e la politica era rovente: qualcuno vorrebbe scardinare il Registro Internazionale. «Così si fanno la guerra per qualcosa di serio» chiosava un politico di lungo corso della maggioranza. Oggi toccherà a Paola De Micheli mettere ordine nel settore. O almeno ci proverà.

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