Lauro: "Aiuti solo per treni e aerei, mentre lo shipping affonda"

"Si tratta di una decisione grave - dice Lauro - perché i trasporti combinati di passeggeri e merci con navi Ro/Ro e in cabotaggio nazionale, sia a lungo sia a corto raggio, sta subendo perdite di fatturato che arriveranno al 70-75%"

Roma - «Il governo ha scelto: aiuta il trasporto aereo e quello ferroviario, ma lascia affondare quello marittimo». È l'allarme lanciato dall'armatore Salvatore Lauro, membro del Gruppo di Lavoro trasporti di Cabotaggio di Assarmatori. «Si tratta di una decisione grave - prosegue Lauro - perché i trasporti combinati di passeggeri e merci con navi Ro/Ro e in cabotaggio nazionale, sia a lungo sia a corto raggio, sta subendo perdite di fatturato che arriveranno al 70-75%». «Per quasi tre mesi - continua Lauro - è stato bloccato il traffico passeggeri, ma noi armatori abbiamo continuato a far viaggiare le navi per non interrompere il flusso delle merci e la continuità territoriale, ma per i conti aziendali è stato un periodo durissimo e gli incassi estivi, con le limitazioni dovute al distanziamento, non riusciranno a coprire le perdite. Insomma la situazione è durissima, come sicuramente è stata e sarà dura per il comparto aereo e quello ferroviario, che però potranno godere di una compensazione pubblica per i mancati incassi, noi no, perché il contributo marebonus, che è stato implementato non va agli armatori ma ai trasportatori su gomma e i 500 milioni per il trasporto pubblico locale, oltre ad essere riservati esclusivamente alle aziende che fanno tpl, vanno anche divisi con tutte le altre modalità di trasporto pubblico di persone, di conseguenza la quota parte destinata al mare sarà risibile e tardiva».

Secondo Lauro, quindi, il settore del trasporto marittimo si aspetta che in fase di conversione del decreto Rilancio «questa grave omissione possa essere superata. Ci sono emendamenti importanti che prevedono un ristoro per le aziende che mantengono le linee di trasporto passeggeri e merci per mare». «I soldi ci sono - aggiunge Lauro - si possono recuperare dalle risorse che erano già state messe a bilancio per gli incentivi alle imprese iscritte al cosiddetto Registro internazionale, cioè quelli riconosciuti agli armatori italiani che competono sul mercato internazionale con concorrenti di paesi a bassa o nulla fiscalità». «Il blocco totale delle crociere e il rallentamento dell'attività degli altri traffici internazionali ha comportato che una parte importante di quelle risorse non è stata impegnata. Da lì si possono trovare i fondi per aiutare il cabotaggio. E come ha detto il presidente di Assarmatori, Stefano Messina, quelle risorse vanno date per equità e per giustizia a chi fa cabotaggio come servizio pubblico essenziale, come collegamento tra le isole maggiori o sul lungo collegamento di merci e passeggeri. Anche perché», conclude Lauro, «senza aiuti il lavoro delle decine di migliaia di marittimi italiani è a rischio».

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