Sbarcati gli ultimi otto viaggiatori: oggi il mare non ha più crociere

Genova - Dall’inizio di questa settimana, sul mare non c’è più ufficialmente nessuno che navighi per piacere. Dopo sei mesi di viaggio, la nave da crociera “Artania” della compagnia tedesca Phoenix Reisen ha sbarcato i suoi ultimi otto passeggeri a Bremerhaven, quasi due mesi e mezzo dopo la decisione, presa da tutta l’industria crocieristica globale, di spegnere i motori alle proprie 278 navi

di Alberto Quarati

Genova - Dall’inizio di questa settimana, sul mare non c’è più ufficialmente nessuno che navighi per piacere. Dopo sei mesi di viaggio, la nave da crociera “Artania” della compagnia tedesca Phoenix Reisen ha sbarcato i suoi ultimi otto passeggeri a Bremerhaven, quasi due mesi e mezzo dopo la decisione, presa da tutta l’industria crocieristica globale, di spegnere i motori alle proprie 278 navi.

Il viaggio della “Artania”, nave da 1.000 passeggeri costruita nel 1987, era iniziato ad Amburgo lo scorso 21 dicembre per fare in 140 giorni il giro del mondo - per molti appassionati del settore, la crociera per cui si mettono da parte i risparmi di una vita. L’odissea vera e propria della “Artania” è iniziata nel mese di marzo a Fremantle, quando sulla nave - che dopo i primi allarmi sul virus aveva già sbarcato 199 persone a Sydney - vennero rilevati 36 contagi con la morte di tre persone, due passeggeri di 69 e 71 anni, e un marittimo di 42, tristemente noto perché per un certo periodo è stato il più giovane deceduto per Covid-19 in Australia.

La nave ripartì il 17 aprile dopo aver sbarcato i rimanenti 800 passeggeri che la popolavano, meno gli 8 che volontariamente sono rimasti a bordo (alcuni anche per ragioni mediche: non potevano affrontare un volo intercontinentale). In otto, circondati da 400 persone di equipaggio, diventate 75 al ritorno in Germania, dopo che la nave è passata alle Filippine e in Malesia per sbarcare i marittimi nei loro Paesi d’origine, più altre soste tecniche, compresa quella della festa della mamma, quando il comandante Morten Hansen modificò la rotta per disegnare un grande cuore in mezzo al mare, visibile sulle mappe digitali e postato su Facebook.

In attesa dei protocolli sanitari necessari alla ripartenza, alle prese con esperimenti di itinerari soltanto nazionali (in Italia e Francia, mentre è partito un primo viaggio fluviale in Germania con una settantina di persone su un battello con capienza abituale di 200), l’industria delle crociere è un colosso in ibernazione: se oggi i passeggeri per mari e oceani sono zero, nel 2019 erano 30 milioni (di cui quasi 12 soltanto in Italia) per un fatturato da 136 miliardi di euro.

L’obiettivo del 2020 era 32 milioni. Nei soli cantieri italiani (i principali costruttori al mondo di questa tipologia di unità), le navi attualmente in ordine o in costruzione sono 54, nessuna finora cancellata. Quest’anno dovevano entrare in servizio 19 nuove unità. Nelle navi ferme in tutto il mondo ci sono in base alle ultime stime 125 mila lavoratori marittimi, o in attesa di sbarcare o bloccati a bordo per gestire il fermo delle unità. In totale, secondo un’indagine del Miami Herald sulle principali compagnie di navigazione, i casi di coronavirus sono stati sin qui 3.104 su 63 navi per 82 decessi: 1.630 passeggeri, 1.191 marittimi, i casi rimanenti non sono specificati se relativi a marittimi oppure a passeggeri.

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