Crociere, l’appello di Msc e Costa: «Il governo ci dica quando ripartire»

Genova - Se il turismo, secondo l’analisi presentata ieri da Pwc, prima del coronavirus contribuiva con oltre 230 miliardi di euro al 13% del prodotto interno lordo nazionale, con circa quattro milioni di addetti (il 15% della forza lavoro italiana), l’azzeramento delle attività ricettive nel trimestre di chiusure forzate comporterà una riduzione dei volumi pari al 18,5% su base annua

di Alberto Quarati

Genova - Se il turismo, secondo l’analisi presentata ieri da Pwc, prima del coronavirus contribuiva con oltre 230 miliardi di euro al 13% del prodotto interno lordo nazionale, con circa quattro milioni di addetti (il 15% della forza lavoro italiana), l’azzeramento delle attività ricettive nel trimestre di chiusure forzate comporterà una riduzione dei volumi pari al 18,5% su base annua.

Il comparto che più paga la situazione è al momento quello crocieristico, che vale il 3% del Pil, l’unico chiuso per decreto: «Siamo sul filo di lana, attendiamo solo la firma del governo per poter ripartire - dice Beniamino Maltese, direttore finanziario di Costa Crociere -. Il settore crociere in Europa vale circa 48 miliardi di euro e l’Italia, grazie alla cantieristica e vocazione turistica, da sola detiene oltre un quarto di questo patrimonio. Costa in Italia genera un impatto di 3,5 miliardi e circa 17 mila posti di lavoro, con quasi 4.800 fornitori. Far ripartire una nave significa riportare a bordo tutta la filiera. Occorre salvaguardare questo patrimonio e bisogna farlo subito, perché dal momento in cui il decreto sarà firmato dal governo ci vorranno 30 giorni prima che le navi siano operative».

«Siamo - spiega Leonardo Massa, responsabile per l’Italia di Msc Crociere - pronti a ripartire, attendiamo solo l’autorizzazione del governo. Abbiamo lavorato molto in questi mesi allo sviluppo di un protocollo per garantire la salute dei crocieristi e degli equipaggi, protocollo già approvato dal comitato tecnico scientifico che recepisce le normative europee degli Ue Healthy Gateways, ma che assieme al nostro team di esperti internazionali abbiamo arricchito e potenziato. Voglio sottolinearlo, questa estate sulle nostre navi lavoreranno oltre 1.000 marittimi italiani. La crocieristica è un settore pesa per il circa il 3% del Pil nazionale, e occupa oltre 120 mila addetti. Siamo uno dei comparti che maggiormente contribuiscono alla creazione di valore e di lavoro in Italia, siamo pronti a continuare a dare il nostro contributo in maniera concreta, sicura e sostenibile».

Pressing anche dalle agenzie di viaggio: i protocolli sviluppati dalle diverse compagnie sono severissimi - afferma la presidente di Fiavet, Ivana Jelinic - si potrebbe quindi dare il via in una stagione che non partirebbe comunque nell’immediato, ma incrementerebbe, con le prenotazioni, i volumi delle agenzie che stanno chiudendo luglio al -80% di fatturato, sempre che siano riuscite ad aprire».

Maltese lancia anche l’ipotesi di un tavolo di lavoro pubblico-privato «per la definizione di progetti legati al settore delle crociere e del turismo che possano entrare nel perimetro del Recovery fund europeo, focalizzandoci su tre aree principali: nuove infrastrutture, svolta green e digitalizzazione. Venezia, nella sua globalità, potrebbe essere esattamente una piattaforma perfetta per questa partnership». —

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