Crociere, il conto delle flotte ferme sfiora i sette miliardi

Genova - Nel secondo trimestre 2020, le prime tre compagnie crocieristiche globali hanno perso in tutto 6,7 miliardi di dollari: è il risultato delle ultime trimestrali, da quella di Carnival (perdita netta 4,4 miliardi, già licenziata dal consiglio di amministrazione a giugno come la peggiore di sempre) ai conti formalizzati a inizio settimana dai gruppi Royal Caribbean (Rcg) e Norwegian Cruise Line Holdings (Nclh)

di Matteo Martinuzzi e Alberto Quarati

Genova - Nel secondo trimestre 2020, le prime tre compagnie crocieristiche globali hanno perso in tutto 6,7 miliardi di dollari: è il risultato delle ultime trimestrali, da quella di Carnival (perdita netta 4,4 miliardi, già licenziata dal consiglio di amministrazione a giugno come la peggiore di sempre) ai conti formalizzati a inizio settimana dai gruppi Royal Caribbean (Rcg) e Norwegian Cruise Line Holdings (Nclh). Specchio rappresentativo, perché i tre gruppi controllano oltre il 75% del mercato. La musica non cambia a Oriente, dove il principale operatore asiatico, Genting (Ghk) ha annunciato una perdita semestrale di 600 milioni. Sommando questo ultimo dato ai risultati degli altri tre gruppi, nella prima metà dell’anno la perdita è di 11,3 miliardi.

È l’effetto delle navi fermate dal virus. Per far fronte all’emergenza, Carnival (nove marchi - compresa Costa Crociere - oltre 100 navi gestite, 18 in ordine, la maggior parte in Italia) all’ultimo bilancio aveva liquidità disponibile per 7,6 miliardi, più 8,8 miliardi di credito all’export a sostegno delle navi in costruzione, e crociere prenotate per la seconda metà del 2020 per un valore di 475 milioni. Rcg (sei marchi per oltre 60 navi, 16 in ordine) ha chiuso il secondo trimestre lunedì con una perdita netta di 1,6 miliardi, contro i 472,8 milioni registrati lo scorso anno. Il consumo di cassa previsto dal gruppo Usa per la sospensione dell’attività è di 250-290 milioni al mese.

I ricavi si sono contratti del 93% rispetto al terzo trimestre dello scorso anno, per 175,6 milioni. Ora la strategia di Rcg, che al 30 giugno aveva in cassa 4,1 miliardi di dollari, non può che essere orientata sulla difensiva. Questo salvagente va ad aggiungersi a una linea di credito di 11,3 miliardi di dollari per finanziare le nuove costruzioni originariamente programmate fino al 2025. Ma a tal proposito il Rcg ha annunciato importanti ritardi nella costruzione di almeno cinque nuove navi. A 715,2 milioni è stata invece la perdita per Nclh (tre marchi, di cui due clienti fissi dei cantieri italiani, per 28 navi di cui in ordine nove) contro l’utile di 240 milioni dell’anno precedente, a fronte di un fatturato di 16,9 milioni contro gli 1,7 miliardi registrati nel 2019. Al 30 giugno 2020 la compagnia aveva 1,2 miliardi di vendite di biglietti anticipati che comprendono circa 800 milioni di dollari di crediti per crociere future.

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