Crociere, l'Italia è il porto-rifugio d'Europa: trenta le navi in sosta nelle nostre acque

Il presidente di Federlogistica Luigi Merlo coglie l’occasione per rinfocolare la polemica contro la concorrenza dei cantieri turchi, che «fanno dumping e dominano il mercato delle demolizioni. L’Italia ha molti cantieri qualificati, a Genova, Napoli, Palermo. Il governo li aiuti con una politica fiscale».

Il porto di Civitavecchia in un'immagine dell'AdSP

di Francesco Margiocco

Genova - Per i genovesi è una presenza fissa, luccicante la sera davanti alla città, con l’insegna Virgin illuminata sul comignolo. Scarlet Lady, prima e per ora unica nave della Virgin Voyages, ramo crocieristico dell’impero di Richard Branson, è un simbolo di questi tempi. Consegnata dallo stabilimento Fincantieri di Sestri Ponente il 14 febbraio, è stata in Inghilterra per una breve serie di eventi promozionali, poi a Miami, che avrebbe dovuto essere il suo porto dal 26 marzo, e da lì, causa pandemia, è tornata a Genova senza passeggeri, in attesa di giorni migliori.

Staziona un po’ in rada, un po’ in banchina, dove Fincantieri può eseguire con calma i lavori di garanzia post-consegna. La partenza del 26 marzo è stata rinviata al 3 gennaio, per ora. A fine anno le navi da crociera ferme nei porti italiani saranno più di trenta, prevede Luigi Merlo, presidente di Federlogistica. «Siamo diventati, in Europa, il porto rifugio delle navi da crociera». A Genova sono ferme, oltre alla Scarlet Lady, la Msc Magnifica e le due Oceania Cruises Marina e Nautica. Ma ogni porto, da Civitavecchia a Livorno, da Trieste a Gioia Tauro, da Venezia a Brindisi, ha almeno una nave in “sosta inoperosa”. Oceania, Silversea, Msc, Costa, Carnival, Norwegian: tutte le compagnie sono presenti.

«Sono quasi tutte arrivate negli ultimi due-tre mesi, e ce ne sono altre in arrivo», dice Merlo. Stanno in rada o attraccate in banchina, o anche lungo i terminal container che da quasi un anno lavorano meno e hanno spazio da offrire. Sono, loro malgrado, un monumento alla pandemia, ma generano anche un indotto. «Ognuna ha il suo equipaggio di 50-60 persone, e sostiene dei costi per i servizi in porto, il carburante, la gestione dei rifiuti», ricorda Merlo. Hanno scelto l’Italia, perché confidano in una ripartenza delle crociere nel Mediterraneo in primavera; perché due compagnie, Msc e Costa, ciascuna con una nave, stanno portando nel Tirreno anche in questi giorni i loro, per ora pochi, crocieristi; e perché, a detta di Merlo, l’Italia dà ottime garanzie.

«Governo, comitato tecnico scientifico, comando generale delle Capitanerie, sanità marittima, armatori. Tutti hanno contribuito a un protocollo di sicurezza efficace». Msc prima, a metà agosto, e Costa poi, a settembre, sono ripartite con cautela. Sanno che un solo caso non gestito di Covid-19 a bordo metterebbe in imbarazzo l’intera industria delle crociere. Msc, la più grande compagnia navale non quotata in Borsa al mondo, sottopone i passeggeri delle sue mini-crociere a tre livelli di test e si prepara al futuro. La Msc Seashore, in costruzione alla Fincantieri di Monfalcone, sarà la prima ad avere a bordo un nuovo sistema di purificazione dell’aria, sviluppato da Fincantieri insieme al Centro internazionale di ingegneria genetica di Trieste, che sfrutta i raggi ultravioletti per migliorare la qualità del condizionamento.

Costa, che appartiene al Gruppo Carnival, il più grande gruppo crocieristico, quotato in Borsa, al mondo, per la ripartenza della sua Deliziosa ha attrezzato il terminal a Savona con un sistema di videocamere intelligenti che danno l’allarme se due persone stanno troppo vicine per troppo tempo. Un’altra conseguenza della pandemia è la fine anticipata delle navi. Quelle vecchie, che però avrebbero resistito ancora un decennio, vanno in demolizione. L’ultimo rapporto di Risposte Turismo, società di analisi del settore, segnala che Carnival prevede di demolire le Carnival Fantasy, Inspiration e Imagination, mentre la Fascination diventerà un condominio galleggiante in Asia. Sono tutte state costruite negli anni Novanta.

Il presidente di Federlogistica coglie l’occasione per rinfocolare la polemica contro la concorrenza dei cantieri turchi, che «fanno dumping e dominano il mercato delle demolizioni. L’Italia ha molti cantieri qualificati, a Genova, Napoli, Palermo. Il governo li aiuti con una politica fiscale». Il governo potrebbe dare una mano anche alle navi in sosta inoperosa. Per stare in porto pagano canoni annui di centinaia di migliaia di euro, che il decreto Rilancio taglia fino a dicembre. Merlo ricorda però che «manca il decreto attuativo. E il taglio, per essere efficace, dovrebbe essere esteso almeno ai primi mesi del 2021». —

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