Stati Uniti, prenotati in 250 mila per le crociere-test

Monfalcone - I viaggi di prova, passaggio obbligatorio negli Stati Uniti per la ripresa dell’attività crocieristica, sono ancora una grande incognita. Questi sono stati introdotti come condizione vincolante per la ripresa delle crociere dopo la revoca del “No Sail Order” scaduto lo scorso 31 ottobre. Successivamente è stata emanata una nuova ordinanza, il “Conditional Sailing Order”.

di Matteo Martinuzzi

Monfalcone - I viaggi di prova, passaggio obbligatorio negli Stati Uniti per la ripresa dell’attività crocieristica, sono ancora una grande incognita. Questi sono stati introdotti come condizione vincolante per la ripresa delle crociere dopo la revoca del “No Sail Order” scaduto lo scorso 31 ottobre. Successivamente è stata emanata una nuova ordinanza, il “Conditional Sailing Order”. Questa dovrebbe consentire le operazioni crocieristiche negli Usa a patto che siano rispettate le condizioni imposte dai Centers for Disease Control and Prevention, necessarie per ridurre drasticamente il rischio di contagio a bordo da coronavirus. Oltre il doppio tampone (imbarco e sbarco) vengono richiesti dei viaggi di prova per testare i protocolli a bordo.

Quindi per le compagnie la possibile ripartenza, oltre che lenta sarà gravata dai costi di viaggi senza passeggeri paganti. Lo scorso novembre, Royal Caribbean International ha pensato di lanciare una ricerca di volontari per testare a bordo delle sue navi i nuovi protocolli di salute e sicurezza post-pandemia. Questa ricerca ha dato dei risultati incredibili visto che solo in una settimana si erano già offerti circa 100 mila volontari. Da allora, altre 150 mila persone si sono proposte con la scusa di fare da "cavie", così da avere la possibilità di tornare a navigare (gratuitamente). Queste crociere di prova, tuttavia, sono solo uno dei requisiti imposti dal Cdc per una ripresa graduale delle crociere, una vacanza che gli stessi centri hanno classificato come “ad alto rischio Covid-19”.

Ma prima che i Cdc diano il via libera a qualsiasi prova, hanno la necessità di ottenere il consenso dei porti coinvolti e delle autorità sanitarie locali. Devono inoltre pubblicare e ufficializzare le istruzioni tecniche che le navi dovranno seguire. Dopodiché, le compagnie dovranno comunicare l’avvio delle crociere di prova con un preavviso scritto di 30 giorni. A oggi, tuttavia, un portavoce dei Cdc ha affermato che i criteri per misurare l’efficacia dei nuovi protocolli delle compagnie sono ancora in fase di determinazione. Ogni volta che le crociere di prova si svolgeranno, verranno simulate diverse situazioni, tra cui pratiche per il distanziamento sociale, nonché procedure di quarantena ed evacuazione.

Dal canto suo, Royal Caribbean non ha ancora rivelato se gli itinerari consisteranno solo in esercitazioni in banchina o se le navi lasceranno il porto. A oggi lo scenario più realistico è che la compagnia di Richard Fain effettui delle mini crociere verso l’isola privata Perfect Day dove si potrebbe portare più facilmente anche a terra la “bolla” ricreata a bordo. Di questi 250 mila volontari non si sa quanti potranno effettivamente partecipare a questa iniziativa che in realtà è un paletto in più per le compagnie. Infatti il modello introdotto lo scorso agosto da Msc Crociere è quello che finora si è dimostrato più efficace a livello globale. Sarebbe stata la cosa più semplice per gli Stati Uniti riproporlo, invece il Paese scottato più di altri dalla vicenda “Diamond Princess”, pare far di tutto per ostacolare un vero rilancio del settore nell'America del Nord.

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