Via le navi da San Marco, ma Venezia non può perdere le crociere / ANALISI

L’attuale terminal, uno dei più funzionali del mondo e nato da un’importante operazione di conversione di una struttura ad uso mercantile, pare destinato in un futuro prossimo a diventare una cattedrale nel deserto.



 

Una nave da crociera a Venezia

di Matteo Martinuzzi

Venezia - Alla fine gli ambientalisti hanno vinto la loro pluriennale battaglia: il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge per la disciplina del traffico crocieristico nella Laguna. Quest’ultimo prevede un concorso di idee per realizzare un approdo per le navi fuori dalle acque lagunari. Entro 60 giorni dall'entrata in vigore del provvedimento, l'Autorità portuale dovrà a lanciare un concorso di idee per l'elaborazione di proposte e progetti di fattibilità tecnica ed economica per la sua realizzazione.

Per l’immediato invece, i ministri della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, della Cultura, Dario Franceschini, del Turismo, Massimo Garavaglia, e delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, avevano già deciso in precedenza di dirottare in via temporanea il traffico delle navi da crociera da Venezia verso Marghera al fine di tutelare il delicato patrimonio storico-culturale cittadino.

Negli ultimi nove anni in ambienti veneziani si è dibattuto molto sul destino dell’industria delle crociere a Venezia, sempre cercando un equilibrio tra la tutela del lavoro e dell’ambiente. Nell’ultimo biennio però l’equilibrio si è spostato verso le posizioni degli ambientalisti che chiedono a gran voce le navi da crociera fuori dalla Laguna. Due gli eventi che hanno contribuito a sbilanciare il confronto verso una delle due posizioni. Prima di tutto l’incidente della MSC Opera del giugno 2019 che ha di fatto compattato l’opinione pubblica e le istituzioni verso la necessità impellente di togliere le navi dal bacino San Marco. Ma di eguale importanza è anche la posizione del Movimento Cinque Stelle, attualmente nella maggioranza di Governo, che sposa appieno le richieste degli ambientalisti che non vogliono nuovi scavi in Laguna.

Al momento lo spostamento da Venezia a Marghera appare del tutto teorico visto che le banchine destinate (Tiv e Vecon) sono ancora da attrezzare e non è un lavoro da pochi giorni (si parla di sei mesi). Questo fa pensare che anche il 2021 potrebbe alla fine essere una stagione da zero navi. Infatti ad oggi gli armatori americani che hanno annunciato riprese nel Mediterraneo hanno optato per altri lidi rispetto all’Italia, mentre da noi Costa Crociere ha annunciato Trieste come base di partenza per la sua Costa Luminosa in Adriatico. Un altro anno senza navi a Venezia però sarebbe un danno economico enorme e soprattutto occupazionale per alcune migliaia di persone che vivono grazie a questo business. Però questo doloroso stop potrebbe anche diventare un’opportunità per programmare finalmente il futuro a partire dalla stagione 2022 che si spera sarà quella della piena ripartenza del settore in Mediterraneo.

In quest’ottica può essere visto positivamente il via libera del governo al nuovo terminal crociere a Marghera: costerà 41 milioni di euro la sua costruzione lungo il canale industriale Nord, soluzione temporanea in vista di una ipotetica soluzione definitiva fuori Laguna. La valutazione compare nel bando che l’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico settentrionale ha pubblicato lo scorso 24 febbraio per la progettazione di fattibilità tecnico-economica, per una cifra di 936.804 euro. Il termine per la presentazione delle documentazioni per questa fase è stato prorogato al 15 aprile, con termine di sei mesi per la consegna del progetto. Il nuovo terminal sarebbe raggiungibile dalla Bocca di Malamocco, evitando così il passaggio delle navi nel Bacino di San Marco.

Possiamo dire che a seguito di questi sviluppi è definitivamente cassata la soluzione più semplice ed economica da attuare per spostare le navi dal bacino San Marco, cioè l’allargamento del già esistente Canale Vittorio Emanuele per raggiungere l’attuale stazione marittima (l’unico che la sostiene ancora è Luca Zaia). L’attuale terminal, uno dei più funzionali del mondo e nato da un’importante operazione di conversione di una struttura ad uso mercantile, pare destinato in un futuro prossimo a diventare una cattedrale nel deserto.

 

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