Crociere, negli Usa arrivano le linee guida per ripartire

Monfalcone - Finalmente i centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) hanno emesso le prime linee guida per la ripartenza delle crociere dai porti degli Stati Uniti; si tratta però solo di un piccolo passo avanti perché una effettiva data per la ripresa delle operazioni non è stata ancora data. Dopo la scadenza del “no sail order” il 31 ottobre scorso era entrata in vigore una nuova ordinanza

di Matteo Martinuzzi

Monfalcone - Finalmente i centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) hanno emesso le prime linee guida per la ripartenza delle crociere dai porti degli Stati Uniti; si tratta però solo di un piccolo passo avanti perché una effettiva data per la ripresa delle operazioni non è stata ancora data. Dopo la scadenza del “no sail order” il 31 ottobre scorso era entrata in vigore una nuova ordinanza, il “conditional sailing order”. Quest’ultima avrebbe dovuto consentire le operazioni crocieristiche negli States, a patto che venissero rispettate le condizioni imposte dal Cdc, necessarie per ridurre drasticamente il rischio di contagio a bordo da coronavirus.

Ma in mancanza delle disposizioni esecutive quest’ultima ordinanza si è rivelata alla fine un altro “no sail order” mascherato. Queste nuove linee guida rappresentano la seconda di quattro fasi previste per far finalmente salpare le navi. Le istruzioni tecniche in essa contenute coprono una serie di implementazioni che le compagnie crocieristiche dovranno mettere a punto per poter pensare di tornare a navigare dai porti statunitensi. Quanto tempo occorrerà per soddisfare i nuovi requisiti, resta un’incognita ancora da comprendere e questo non può far altro che irritare ulteriormente armatori e operatori del settore che vedono milioni di dollari buttati ogni mese e migliaia di posti di lavoro a rischio (in Florida soprattutto). Comunque questo nuovo stadio complesso regolamenta i processi specifici che gli operatori dovranno istituire nelle proprie realtà: ad esempio rapporti giornalieri di eventuali casi a bordo e un piano di vaccinazioni per gli equipaggi.

Non sono state neppure precisate date per le partenze delle prime crociere di prova che verranno anzi avviate nella fase successiva. Sicuramente le compagnie preferirebbero veder scomparire questa disposizione che non farà altro che allungare i tempi e comporterà ulteriori costi. Come ricorda Dreamblog le istruzioni tecniche di questa seconda fase includono sinteticamente:

1) obbligo di segnalazione alle autorità (da settimanale a giornaliera) di casi e malattie correlate al Covid-19;
2) implementazione dei test di routine a tutto l’equipaggio in base al colore assegnato a ciascuna nave;
3) aggiornamento del sistema di codifica a colori utilizzato per classificare lo stato delle navi rispetto al Covid-19;
4) riduzione del tempo necessario affinché una nave “rossa” diventi “verde”, da 28 a 14 giorni in base alla disponibilità dei test a bordo, ai protocolli di screening di routine e ai rapporti giornalieri;
5) creazione di protocolli specifici, che dovranno essere preventivamente approvati da autorità portuali e sanitarie locali, finalizzati a garantire alle compagnie infrastrutture necessarie per gestire un’eventuale epidemia di Covid-19 a bordo delle loro navi che devono includere inoltre spazi e alloggi dedicati a isolare i passeggeri infetti e per mettere in quarantena coloro che sono stati esposti;
6) definire un protocollo per la vaccinazione dell’equipaggio e del personale portuale.

Alla luce di queste novità è chiaro che per le compagnie crocieristiche c’è ancora tanto da lavorare per salvare la stagione crocieristica in Nordamerica, nonostante la campagna vaccinale negli Usa proceda spedita. Purtroppo la cattiva luce che ha investito il settore dopo il caso “Diamond Princess” non sembra essersi ancora oscurata. I successi avuti da diversi armatori in Europa e in Asia evidentemente non bastano ancora al Cdc per convincersi della sicurezza delle navi da crociera che hanno finora dimostrato coi fatti di essere il luogo più controllato al mondo.

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