Crociere vietate negli Usa, la Florida porta in tribunale l'amministrazione Biden

Le disposizioni del CDC si sono fermate alle linee guida della seconda di quattro fasi propedeutiche alla riapertura dei porti statunitensi al traffico passeggeri. Le compagnie, preso atto di questo ostruzionismo, hanno cercato altri lidi per riprendere i viaggi.

di Matteo Martinuzzi

Trieste - Si scalda la polemica negli Stati Uniti sulla ripresa delle crociere dai porti nazionali; Il governatore della Florida, Ron De Santis, insieme al procuratore generale della Florida, Ashley Moody, hanno intentato un’azione legale contro l’amministrazione Biden e i Centri per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CDC) per la loro politica ostruzionistica verso l’industria crocieristica.

Dopo la scadenza del “no sail order” il 31 ottobre scorso era entrata in vigore una nuova ordinanza, il “conditional sailing order”. Quest’ultima avrebbe dovuto consentire le operazioni crocieristiche negli “States” a patto che venissero rispettate le condizioni imposte dal CDC, necessarie per ridurre drasticamente il rischio di contagio a bordo da Covid-19. Ma in mancanza delle disposizioni esecutive quest’ultima ordinanza si è rivelata alla fine un altro “no sail order” mascherato.

L’azione legale ha come obbiettivo la revoca del “conditional sailing order” che viene ritenuto illegale. De Santis e Moody hanno denunciato che il blocco senza precedenti dell’attività crocieristica da parte del governo federale ha direttamente danneggiato lo stato della Florida e i suoi cittadini, provocando danni all’economia per miliardi di dollari.

«Dobbiamo permettere alle navi da crociera e ai loro equipaggi di tornare a lavorare e a salpare nuovamente in sicurezza», ha dichiarato De Santis. «Per essere chiari, nessuna legge federale autorizza i CDC ad imporre a tempo indeterminato la chiusura a livello nazionale di un’intera industria. Questa causa è indispensabile per proteggere i cittadini della Florida dagli abusi del governo federale e dai conseguenti danni all’economia del nostro Stato».

«Le crociere – ha aggiunto il procuratore Moody – costituiscono una parte vitale dell’industria del turismo della Florida che danno lavoro a migliaia di persone e stimolano l’economia del nostro Stato. Ogni giorno il governo federale costringe ingiustamente all’inattività questo gigante economico e la nostra economia ne soffre. L’effetto a catena di questo sbagliato blocco federale ha implicazioni di vasta portata per l’industria delle crociere, per il turismo internazionale, per le aziende che trarrebbero vantaggio dall’afflusso di visitatori, per l’economia del nostro Stato e per le migliaia di cittadini della Florida che lavorano nel settore».

De Santis e Moody hanno ricordato che l'industria crocieristica è ferma dal marzo 2020 a seguito del divieto di navigazione del CDC che in pratica è tuttora in vigore nonostante il fatto che i vaccini per il Covid-19 siano ampiamente disponibili. Questo nonostante altre nazioni abbiano già riattivato le attività crocieristiche con successo e in sicurezza e che altri settori come il trasporto aereo, il trasporto urbano, gli hotel, i ristoranti, le università, i parchi a tema, i casinò e i bar abbiano riaperto. Va ricordato inoltre che un rapporto dello scorso settembre della Federal Maritime Commission (FMC) ha stimato che durante i primi sei mesi della pandemia le perdite economiche in Florida generate dalla chiusura del settore crocieristico sono ammontate a 3,2 miliardi di dollari. Il governatore e il procuratore generale hanno infine evidenziato che ad oggi oltre 6.000 ex lavoratori del settore crocieristico hanno presentato richiesta di indennità di disoccupazione.

Purtroppo ad oggi le disposizioni del CDC si sono fermate alle linee guida della seconda di quattro fasi propedeutiche alla riapertura dei porti statunitensi al traffico passeggeri. Le compagnie, preso atto di questo ostruzionismo, hanno cercato altri lidi per riprendere i viaggi.


 

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