"Così il Covid cambia la logistica delle navi passeggeri"

La soluzione a cui sta lavorando Rina è “accogliere il passeggero sempre più vicino a casa sua, per garantire il passaggio fra i vari vettori, dal bus all’aereo all’imbarco sulla nave, senza pensieri. L’armatore della nave si dovrà occupare di più mezzi di trasporto”

Genova - La logistica delle navi, in particolare di quelle passeggeri, nell’epoca post-Covid dovrà affrontare una rivoluzione. Ne è convinto Gianluca Mantegazza, responsabile Marine consulting di Rina, che proprio su questi temi sta lavorando per offrire soluzioni agli armatori. Una delle novità più clamorose che si stanno profilando riguarda il fatto che le compagnie dovranno garantire sempre di più tutto il percorso dei passeggeri prima e dopo la vacanza, non soltanto l’imbarco e lo sbarco. “Una soluzione door-to-ship e ship-to-door”, spiega Mantegazza, che aggiunge: “Il passeggero deve partire da casa certificato Covid-free e tornare a casa nella stessa condizione”. Un’altra macrotematica a cui Rina sta lavorando per risolvere i problemi posti dalla pandemia è quello della sanificazione. Per le navi passeggeri si tratta di una sfida enorme, che richiede un’organizzazione logistica molto maggiore di quella utilizzata finora per le forniture di bordo: “Se il ciclo della sanificazione si interrompe, il viaggio si ferma”. La terza sfida per il futuro, che le navi passeggeri sono fra le prime a affrontare, è quello della transizione ai combustibili verdi. Anche in questo caso non mancano i problemi logistici, aumentati dal fatto che non si sa ancora con sicurezza quale sarà il combustibile del futuro.

Per quanto riguarda il primo punto, “la filosofia che fa cambiare la logistica è garantire un periodo di svago in piena sicurezza”. La soluzione a cui sta lavorando Rina è “accogliere il passeggero sempre più vicino a casa sua, per garantire il passaggio fra i vari vettori, dal bus all’aereo all’imbarco sulla nave, senza pensieri. L’armatore della nave si dovrà occupare di più mezzi di trasporto”. Naturalmente senza aumentare eccessivamente il prezzo della crociera. “Senza limiti di budget si può ottenere tutto. La sfida della logistica è cercare di contenere al massimo i costi. Potrebbe essere il futuro delle crociere. Lo stiamo studiando, non è un esercizio banale, perché un passeggero può partire da qualsiasi punto della Terra”. È una sfida che ricorda quella affrontata e vinta dai colossi dell’e-commerce per le consegne capillari di pacchi su tutto il territorio. Lo stesso ciclo del passeggero dev’essere pensato anche per il bagaglio: anch’esso potrà essere preso in consegna sulla porta di casa, portato a bordo e riconsegnato a casa, garantendo le procedure certificate come la dotazione Bio Safety del Rina.
Il secondo filone a cui sta lavorando il team Marine consulting di Rina è la logistica della sanificazione. “Se il viaggio avviene in Italia - dice Mantegazza - il rifornimento avviene nei porti. Ma se la crociera ha un raggio più ampio, occorre pensare alla logistica delle forniture. I materiali per la sanificazione non sono reperibili come quelli per le normali pulizie, devono essere certificati. E il loro utilizzo è aumentato a dismisura. Basta pensare che nei ristoranti di bordo non si può più fare seguire un turno a ruota di un altro, ma fra uno e l’altro occorre effettuare la sanificazione”. Anche il personale necessario aumenta. “Il vero segreto è coniugare la massima sicurezza con la migliore spesa”. E su questo lavorano al Rina. Altre ipotesi che circolano per ridurre i rischi e garantire la sicurezza appaiono più problematiche. A esempio si sta studiando la possibilità di sostituire le escursioni con tour virtuali, ma non è sicuro quale accoglienza possano incontrare fra i turisti.

Dovuta alla modernizzazione è invece la terza sfida che sta affrontando il team di Mantegazza, ossia la distribuzione di combustibili a basse emissioni.

“Il mondo navale deve essere pronto alle sfide del domani e modificare non soltanto le navi, ma anche la logistica della distribuzione”. Tenendo conto che il modello non sarà più quello della distribuzione dei combustibili fossili, ma dovrà adattarsi alle caratteristiche del bunker del futuro. E che questo non è ancora stato deciso e non sarà il mondo marittimo a farlo. “I grandi consumi non si fanno in mare, ma a terra. È lì che si deciderà se a prevalere sarà l’ammoniaca, l’idrogeno o il metano, e le navi dovranno adeguarsi. È una strada che abbiamo appena cominciato a esplorare”.

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