Duferco e De Piccoli trovano un alleato in Nclh

Monfalcone - Norwegian Cruise Line Holdings rompe a sorpresa l’unità d’intenti delle grandi compagnie e a Venezia sceglie di sposare il progetto di terminal fuori laguna voluto da Cesare De Piccoli e Duferco Engineering

di Matteo Martinuzzi

Monfalcone - Norwegian Cruise Line Holdings rompe a sorpresa l’unità d’intenti delle grandi compagnie e a Venezia sceglie di sposare il progetto di terminal fuori laguna voluto da Cesare De Piccoli e Duferco Engineering. Finora l'associazione degli armatori di settore, la Clia, si era sempre espressa in favore del mantenimento dell’attuale stazione marittima e poi degli approdi alternativi a Marghera. Tuttavia, va ricordato che Venezia Terminal Passeggeri è partecipata solo dal gruppo Carnival Corporation (tramite Costa Crociere), Royal Caibbean Group e da Msc Crociere. Evidentemente Nclh si è sentita libera di scegliere la sua strada puntando ad investire in una soluzione riproposta più volte ma che è sempre stata accolta con freddezza dal mondo del trasporto marittimo.

Il decreto legge Venezia varato dal governo Draghi ha imposto la cessazione dal 1 agosto di tutti i transiti di navi superiori a 25 mila tonnellate di stazza lorda nel bacino San Marco. Oggi si registra un altro capitolo di quella che è una storia infinita che dura ormai nove anni dal decreto Clini-Passera del 2011. Con un comunicato Duferco e Dp Consulting, d’intesa con Nclh, hanno comunicato di aver «preso atto delle recenti misure adottate dal governo italiano al per “contemperare lo svolgimento dell’attività crocieristica nel territorio di Venezia e della sua laguna con la salvaguardia dell’unicità e delle eccellenze del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale di detto territorio”, che introdurrà profondi cambiamenti nell’attività crocieristica veneziana». Le tre aziende hanno presentato al commissario straordinario e al governo la proposta di realizzare una prima banchina per due navi da crociera come primo modulo del Progetto Venis 2.0. Quest’ultimo seguirà i criteri di gradualità, reversibilità e flessibilità riconosciuti al progetto originario in fase di approvazione della procedura di valutazione d'impatto ambientale.

L’infrastruttura verrebbe posizionata sempre alla bocca di Porto del Lido per una banchina lunga 644 metri (150 metri in meno dell'ipotesi originaria) per l'accosto da un solo lato di due navi da crociera di ultima generazione. I tempi di realizzazione sarebbero di 18 mesi dalla conclusione di tutto l'iter autorizzativo. La previsione è quindi di completare il terminal entro il 31 dicembre 2023. Questo vorrebbe dire che potrebbe essere operativo per la stagione crocieristica 2024 se tutto va bene, mentre gli approdi diffusi a Marghera sarebbero obbligati per almeno due anni. Il costo ipotizzato è di 79 milioni di euro (escluso il cold ironing) da realizzarsi con un accordo di partenariato pubblico-privato, con i promotori che si dicono disposti a collaborare con altri operatori interessati al progetto.

Le tre società hanno indicato i seguenti punti di forza della soluzione: iter autorizzativo già molto avanzato; tempi di attuazione brevi, corrispondenti alla tempistica dichiarata prevista per la fase transitoria; sostenibilità finanziaria sia per la costruzione che per la gestione operativa del terminal; mantenimento della funzione di sbarco e imbarco; la continuità delle operazioni presso la stazione marittima; tutela dell’occupazione diretta e indiretta; completa funzionalità anche quando le paratoie del Mose sono sollevate; ottima accessibilità nautica in condizioni di massima sicurezza. C’è da chiedersi però se la cura sia peggiore della malattia. Questa banchina reversibile sarebbe raggiunta da battelli elettrici che percorrerebbero la Giudecca per portare migliaia di passeggeri alle navi, incrementando il moto ondoso che tanti danni fa alle fondamenta di Venezia. Problema analogo per gli approvvigionamenti delle navi che ci fa pensare che ci sarà ancora tanto da discutere sulla vicenda

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