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Royal, Carnival, Norwegian e Msc

Crociere a Cuba, mega-multa da 400 milioni per quattro compagnie

Un giudice distrettuale del tribunale di Miami, Beth Bloom, ha deciso che quattro compagnie crocieristiche operanti dalla Florida dovranno pagare più di 400 milioni di dollari di danni per l’utilizzo illecito delle strutture portuali di Cuba

di Matteo Martinuzzi
2 minuti di lettura

Una nave da crociera all'Avana

 (ap)

Monfalcone – Un giudice distrettuale del tribunale di Miami, Beth Bloom, ha deciso che quattro compagnie crocieristiche operanti dalla Florida dovranno pagare più di 400 milioni di dollari di danni per l’utilizzo illecito delle strutture portuali di Cuba.

Il maxi-risarcimento dovrà essere pagato alla società americana che aveva ottenuto la concessione di alcuni dei terminal dell’Avana espropriati dal regime di Fidel Castro nel 1960. Si tratta della prima sentenza in base a una legge che punisce il “traffico di beni rubati” a Cuba. Secondo il Miami Herald i marchi tirati in ballo sarebbero ovviamente i quattro big del settore, tre statunitensi, cioè Carnival Corporation, Royal Caribbean Group e Norwegian Cruise Line Holdings, più l’italo-svizzera Msc Crociere.

Secondo i documenti del tribunale sarebbero stati guadagnati così illegalmente proventi per almeno un miliardo di dollari. Si tratta di un ulteriore situazione assai grottesca per il comparto crocieristico già alle prese con i conti da sanare dopo la pandemia.

Lo scorso marzo, il giudice Bloom aveva stabilito che le navi da crociera avevano utilizzato i porti di Cuba prendendo parte a quello che viene definito “turismo proibito” trasportando passeggeri nell’isola e approfittando dell’uso delle strutture portuali dell’Avana.

E’ stata così ritenuta lecita la richiesta di Havana Docks, la società che deteneva una concessione per gestire il porto dell’Avana al tempo di Batista. Il giudice ha stabilito che utilizzando il terminal, o uno dei suoi moli, le compagnie di crociera “hanno commesso atti di traffico” illegale.

La società statunitense ha intentato causa contro le quattro compagnie per il loro utilizzo del porto dell’Avana tra il 2015 e il 2019, da quando è stato autorizzato il primo viaggio in crociera a Cuba.

La sentenza ovviamente sarà impugnata dalle compagnie di crociera, che vedono ancora le istituzioni statunitensi remare contro il settore. Va ricordato che per circa un quinquennio Cuba ha rappresentato la nuova terra promessa per il turismo crocieristico caraibico sempre alla ricerca di nuove mete utili.

Infatti i Caraibi sono lo sbocco del principale mercato crocieristico mondiale, cioè quello statunitense. Le potenzialità di Cuba in questo campo erano ritenute enormi. Nel 2015 la decisione dell’amministrazione Obama di alleggerire le restrizioni ai viaggi turistici verso l’Isola di Fidel ha dato un notevole impulso al ritorno su larga scala dei colossi delle crociere a stelle e strisce a partire dal 2016, mentre la Msc aveva già fatto da apripista l’anno prima essendo una compagnia non statunitense.

Ovviamente Carnival, Royal Caribbean e Nclh avevano dovuto inviare su Cuba le loro navi più piccole per far fronte ai limiti operativi del terminal cubano. Per ovviare a questo problema erano stati previsti significativi investimenti sulle infrastrutture portuali per adeguare le banchine di Cuba al gigantismo navale attuale.

A capo di questo piano c’era il gruppo terminalistico turco Global Ports Holding, che aveva ottenuto la gestione per 15 anni del terminal dell’Avana. Questa destinazione aveva già un potenziale di 700 mila crocieristi all’anno quando è arrivata la scure dell’amministrazione Trump.

Veniva così imposto il divieto alle navi da crociera di viaggiare dagli Stati Uniti a Cuba a partire dal 5 giugno 2019 in risposta a quello che Trump definiva il “ruolo destabilizzante” di Cuba nell'emisfero Occidentale, compreso il sostegno al presidente venezuelano Nicolas Maduro.

Per le compagnie crocieristiche è stato un brutto colpo (ma poi con la pandemia ci si è dimenticati di questa vicenda) visto quanto attirava la destinazione Cuba e le sue potenzialità per il futuro. Ora però le decisioni del giudice Bloom hanno riaperto questa ferita: non si può che concludere come questa vicenda per il settore rappresenti oltre il danno, anche la beffa.

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