La Via della Seta trova casa a Duisburg

Trieste - La Belt and road initiative fu lanciata nel 2013 dal presidente cinese XI Jinping durante una visita in Kazakhistan come un grande progetto infrastrutturale fra Asia e Europa.

Trieste - La Belt and road initiative fu lanciata nel 2013 dal presidente cinese XI Jinping durante una visita in Kazakhistan come un grande progetto infrastrutturale fra Asia e Europa. Ormai, tuttavia, non è possibile parlarne senza associarla alla grande disputa strategica politico-commerciale che Stati Uniti e Cina hanno ingaggiato soprattutto dopo l’elezione a presidente di Donald Trump. Nella guerra commerciale, combattuta a colpi di dazi e sanzioni, sono finiti anche i progetti che la Cina stava portando avanti per collegare il resto del mondo alle proprie fabbriche. L’obiettivo della Bri è in particolare raggiungere quello che tutt’oggi è il maggiore mercato di consumo del mondo, ossia l’Europa. Tuttavia sulle mappe della logistica cinese compare sempre più spesso l’Africa, che per Pechino ha una funzione sia per l’approvvigionamento di materie prime sia come base anche militare.

Per quanto riguarda l’Europa, se l’hub di riferimento della via marittima è da tempo il porto del Pireo, Duisburg si avvia a esserlo per la via terrestre. Qui lo scorso ottobre la società Duisport ha stretto un accordo con la cinese Cosco shipping logistic, l’olandese Hts group e l’elvetica Hupac per realizzare, su un’isola un tempo adibita allo stoccaggio del carbone, il più grande inland terminal d’Europa. Il terminal, che sarà chiamato Duisburg gateway terminal, sarà trimodale, nel senso che le merci potranno arrivare e ripartire via treno, camion o chiatta fluviale. Con un investimento da 100 milioni di euro si realizzerà su un’area di 240 mila metri quadrati una struttura della capacità di 850 mila teu. Già oggi a Duisburg arrivano o partono circa 40 treni alla settimana da e per la Cina. Con il nuovo terminal si punta a arrivare a una frequenza di almeno 100 treni alla settimana. Si tratta di cifre enormi, che stanno rivoluzionando la mappa della distribuzione europea.

Basta pensare al destino del Pireo, uno scalo che nel 2008, l’anno prima che arrivasse Cosco, movimentava 433 mila teu all’anno e che quest’anno chiuderà con circa 5,5 milioni di teu. L’hub del Pireo ha spinto la Cina a investire sullo sviluppo intermodale della regione balcanica. Il porto greco è collegato sia via terra con i servizi della compagnia ferroviaria di proprietà OceanRailLogistics, che ha recentemente acquistato Pearl, società dotata di licenza per la trazione ferroviaria, sia via mare, con un servizio mare-ferro che utilizza navi feeder dalla Grecia al porto di Fiume e da qui via treno arriva in Europa centro-orientale. La mappa europea dei porti con partecipazioni cinesi si estende: dopo l’arrivo ad Anversa nel 2004, la società di Stato Cosco ha ampliato la propria offerta sul Vecchio Continente comprando quote di concessioni, fra l’altro, in Spagna e Italia.

A Vado Ligure è socia al 49,9 per cento di Apm Terminals. La Bri non è composta soltanto da terminal di partenza e di destinazione, ma cerca di coinvolgere anche i paesi lungo il percorso. Quest’anno, la Russia sembra essersi aperta al passaggio dell’iniziativa cinese sulle proprie ferrovie, che finora aveva osteggiato. Un altro progetto, appoggiato dal governo azero per attirare investimenti cinesi, è quello del porto di Baku, sul mar Caspio. E in Tanzania China Merchants ha intenzione di impiantare un mega-terminal per i container. Ma ci sono invece altri paesi che hanno manifestato la propria perplessità di fronte al protagonismo cinese. Recentemente è avvenuto con Myanmar, con il nuovo governo della Malesia, che sta cercando di ricontrattare i vecchi accordi con Pechino, e con il nuovo governo dello Sri Lanka, che ha rimesso in discussione il progetto per il porto di Hambantota.
Due anni fa il governo precedente aveva assegnato un’area del porto a China Merchants per 99 anni. Lo scorso novembre lo Sri Lanka ha detto di rivolere indietro le aree e che restituirà il denaro versato dalla CIna. Ma Pechino non sembra disposta a mollare: «La cooperazione Cina-Sri Lanka, incluso - ha replicato il ministero degli Esteri cinesi - il progetto per il porto di Hambantota, è costruito sulla base della parità e della condivisione. La Cina guarda avanti per lavorare con lo Sri Lanka a fare di Hambantota un hub marittimo nell’Oceano Indiano».

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