Laghezza fa scattare l’allarme: "Autotrasporto verso la resa dei conti finale"

Genova - Il presidente di Confetra Liguria: "on l’85% dei container sbarcati e imbarcati nei porti italiani che viene trasportato su strada, la logica del “laissez faire” potrebbe sortire conseguenze disastrose".

Genova - "Tremila mezzi che ogni giorno trasportano containers da e per il porto di Genova, altri 1500 da e per La Spezia e in prospettiva più di un migliaio da e per il nuovo terminal container di Savona Vado. Piaccia o non piaccia è questa la realtà e pensare di poter dirottare in tempi brevi una parte significativa di questi numeri dalla strada alla rotaia significa cavalcare un’utopia. Il problema è quindi un altro: come gestire questo flusso di mezzi nella maniera più efficiente possibile date le infrastrutture esistenti e come supportare l’autotrasporto in un momento particolarmente critico". Lo scrive Alessandro Laghezza, presidente di Confetra Liguria, in una nota diffus aoggi.
Laghezza ha denunciato "i rischi che una sottovalutazione dei problemi, oggi di sopravvivenza, dell’autotrasporto potrebbe porre all’intero sistema logistico e in definitiva economico italiano. Con una rete infrastrutturale che denuncia invecchiamento, incuria e perdita di affidabilità e la contemporanea concentrazione dei traffici indotta dal gigantismo navale, l’intero sistema logistico e quindi tutte le componenti che ne fanno parte, dagli armatori ai terminal sino alle industrie e alle catene distributive della merce, sono chiamati oggi a un riflessione complessiva e a una presa di coscienza seria. Con l’85% dei container sbarcati e imbarcati nei porti italiani che viene trasportato su strada, la logica del “laissez faire” potrebbe – secondo il Presidente di Confetra Liguria – sortire conseguenze disastrose, quando invece è urgente che tutti si facciano carico di questi problemi, tentino di risolverli e intervengano in modo condiviso sull’emergenza. Vale per la congestione di Genova, vale per le autostrade del mare, vale per tutti i disservizi che colpiscono le imprese di autotrasporto, costringendole a pagare un conto danni derivanti dai tempi di attesa, dalla mancata effettuazione di più viaggi nella stessa giornata e dall’impossibilità di recuperare dal mercato i danni e i maggiori costi derivanti dalla crisi infrastrutturale e non solo da quella. È impensabile che i trasportatori possano farsi carico da soli di tutte le inefficienze del sistema; tutte le componenti pubbliche e private devono farsi parte attiva di un percorso che vada dalla gestione dell’attuale fase di emergenza sino alla condivisione di un percorso di crescita e valorizzazione dell’autotrasporto come componente fondamentale del sistema logistico italiano".
“Tutti – conclude Alessandro Laghezza – scommettiamo per il futuro sulla ferrovia e su forme eco-compatibili di trasporto, ma nascondersi dietro a messaggi e proclami utopici non produrrà alcun spostamento di merci dalla strada ai binari, materializzando solo il fantasma di un’economia nazionale in black out a causa della crisi di quelle aziende di trasporto su strada che ne rappresentano il fondamentale apparato circolatorio”.

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