Il Coronavirus frena i cantieri navali: installazioni di scrubber in ritardo

Le compagnie di navigazione potrebbero trovarsi a subire ritardi, anche pesanti, nella consegna delle navi che sono state affidate ai cantieri cinesi per essere dotate dell’attrezzatura necessaria ad essere “compliant” con le nuove regole anti-inquinamento

Lo shipping continua a temere gli effetti del Coronavirus

di Elisa Gosti

Genova - Il Coronavirus, inevitabilmente, sta producendo, e produrrà ancora, pesanti ricadute anche sul mondo dello shipping. Una prima conseguenza dannosa percepita dal sistema è collegata all’evoluzione del “sulphur Cap”, in vigore dal primo gennaio di quest’anno. Le compagnie di navigazione potrebbero trovarsi a subire ritardi, anche pesanti, nella consegna delle navi che sono state affidate ai cantieri cinesi per essere dotate dell’attrezzatura necessaria ad essere “compliant” con le nuove regole anti-inquinamento imposte dall’Imo. La Cina è uno dei paesi più importanti a livello mondiale per la cantieristica navale in tutte le sue forme: costruzione, riparazione, manutenzione e refitting delle navi. Sono molte le unità attualmente attraccate presso i dock cinesi per essere dotate di scrubber necessari per far fronte alla nuova regolamentazione sulle emissioni. In considerazione dell’emergenza scatenata dalla diffusione del virus, tuttavia, non è assolutamente certo che i tempi di consegna previsti dai cantieri possano essere rispettati. Molti lavoratori, infatti, potrebbero non rientrare in servizio prima del prossimo 10 febbraio: gli interventi richiesti, quindi, potrebbero non essere completati in tempi brevi.

«È altamente probabile che i cantieri possano non disporre della forza lavoro necessaria per installare le attrezzature richieste dagli armatori a bordo delle navi – spiega Takashi Maruyama, Cfo presso la Mitsui Osk nel corso di una conferenza stampa, specificando anche che tra le navi oggetto di intervento non sono presenti unità delle sua compagnia – Tutto ciò potrebbe ridurre considerevolmente il numero delle navi disponibili a livello globale, contraendo di fatto in modo drastico la capacità del mercato dello shipping». La situazione è molto complicata: «Le navi nei cantieri sono rimaste completamente isolate e abbandonate – spiega un broker di Singapore – In molti casi non riescono ad essere consegnate neppure le provviste di cibo per l’equipaggio». Conferma questo stato di fatto anche Kisen Kaisha, executive officer di Kawasaki: «A nessuno è permesso l’accesso a queste aree». Una coincidenza terribile quella che ha visto sovrapporsi il più grande cambiamento del mercato dei carburanti degli ultimi decenni - con l’imposizione da parte dell’Imo di contenere il solfuro dei carburanti sotto il livello dell0 0,5% - e il diffondersi del terribile “Coronavirus” che vede il suo centro nevralgico a Wuhan. L’emergenza ha raggiunto un livello altissimo. Gli Stati Uniti hanno invitato gli americani a non partire per la Cina e la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato lo stato di emergenza globale. A questo proposito Maruyama di Kawasaki ha dichiarato che è stato anche proibito alle compagnie marittime di effettuare cambi di equipaggio in alcuni porti cinesi, inclusi Dalian e Qingdao. In presenza di questo contesto, inevitabilmente il sistema sarà obbligato a fare a meno di molte navi e la capacità dello shipping sarà drasticamente ridotta: la diretta conseguenza sarà un innalzamento delle tariffe. Bisognerà prevedere quale sarà il numero delle navi che, almeno temporaneamente, rimarranno “ostaggio” nei cantieri cinesi. Secondo i dati diffusi da Ihs Markit, al 1° gennaio 2020 solamente 2.000 navi – quindi meno del 10% della flotta globale –risultavano già attrezzate di scrubber.

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