Armatori e ambiente, Evergreen cambia policy sulle demolizioni

Nel 2019, complessivamente sono state vendute per la demolizione 674 navi mercantili transoceaniche. Di queste, 469 fra grandi petroliere, rinfusiere, piattaforme galleggianti, portacontainer e navi passeggeri, che rappresentano il 90 per cento del tonnellaggio smantellato globalmente, si sono dirette verso Bangladesh, India e Pakistan

Una nave della flotta Evergreen

di Alberto Ghiara

Genova - La compagnia Evergreen Line di Taiwan ha deciso che non farà più demolire le proprie navi in cantieri che non rispettino la Convenzione di Hong Kong. La decisione è stata presa nonostante che la Convenzione non abbia ancora raggiunto il numero minimo di firme previste e non sia quindi ancora in vigore. La mossa di Evergreen arriva pochi giorni dopo che la compagnia è stata indicata come quella con il peggior comportamento per quanto riguarda le demolizioni navali dall’organizzazione non governativa Shipbreaking platform. Secondo i dati dell’ong, nonostante l’introduzione delle norme dell’Unione europee, ancora più rigide rispetto alla Convenzione di Hong Kong, gli armatori continuano a utilizzare cantieri poco sicuri per demolire le loro navi. I cantieri certificati dall’Unione europea, insomma, vengono aggirati per continuare a rivolgersi ai concorrenti dell’Oceano Indiano.

Nel 2019, complessivamente sono state vendute per la demolizione 674 navi mercantili transoceaniche. Di queste, 469 fra grandi petroliere, rinfusiere, piattaforme galleggianti, portacontainer e navi passeggeri, che rappresentano il 90 per cento del tonnellaggio smantellato globalmente, si sono dirette verso Bangladesh, India e Pakistan. Nello stesso periodo, l’attività di demolizione ha causato la morte di 26 lavoratori e il ferimento grave di altri 34. Di questi, 24 morti si sono registrati nella sola spiaggia di Chattogram (ex-Chittagong), in Bangladesh. Il numero di vittime in India non è noto a livello ufficiale, ma Shipbreaking platform ha registrato almeno due morti in questo paese nel 2019. Il Bangladesh rimane la metà privilegiata per chi vuole inviare navi con elementi tossici a bordo. I paesi di provenienza meno virtuosi, quelli che la ong definisce i “paesi inquinatori”, sono gli Emirati arabi uniti e la Grecia.

Ma se la Grecia è al primo posto nel mondo per navi di proprietà, con 350 mila dwt di tonnellaggio, gli Emirati arabi sono molto indietro, con soltanto 18 mila dwt. Questo non gli ha impedito di essere responsabili del maggior numero di navi demolite nell’Asia meridionale nel 2019, 45 in totale. Gli armatori greci hanno invece spiaggiato 40 navi. Fra le compagnie, come si diceva, la maglia nera per il 2019 è stata assegnata a Evergreen. La compagnia è da tempo sotto osservazione da parte degli ambientalisti. A gennaio 2018 la Banca centrale norvegese aveva annunciato la decisione di ritirare gli investimenti effettuati in Evergreen proprio per le ripetute vendite di navi ai cantieri sulla spiaggia di Chattogram. Adesso è arrivato il comunicato della svolta che sottolinea come i cantieri di demolizione della compagnia devono rispettare la Convenzione di Hong Kong, oltre che gli standard Iso.

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