«Bandiera europea e tutele ai marittimi: così riapriamo il dialogo tra armatori»

Genova - Qualcosa si muove nel mondo dello shipping: la prima mossa l’ha fatta, qualche giorno fa, Emanuele Grimaldi, rivolgendosi direttamente a Gianluigi Aponte, fondatore e proprietario di Msc, per dirgli che “la divisione tra armatori non ha più senso”. A rispondergli è il presidente di Assarmatori, Stefano Messina,

di Simone Gallotti

Genova - Qualcosa si muove nel mondo dello shipping: la prima mossa l’ha fatta, qualche giorno fa, Emanuele Grimaldi, rivolgendosi direttamente a Gianluigi Aponte, fondatore e proprietario di Msc, per dirgli che “la divisione tra armatori non ha più senso”, il che fa pensare ad una possibile riunificazione dopo la scissione di Confitarma di poco più di due anni fa. A rispondergli è il presidente di Assarmatori, Stefano Messina, che però non vuole parlare di assetti e sigle, ma dei «temi veri, quelli dirimenti: cominciamo da lì. Dai marittimi, dalla bandiera europea. Troviamo una strada comune su quegli argomenti, poi vediamo. Vorrei iniziare a parlare delle proposte, non delle strutture associative».

Grimaldi vorrebbe la pace tra le associazioni. Ha scritto anche ad Aponte…
«Grimaldi dice che l’esistenza di questa sorta di bipolarismo comporterebbe una perdita di efficienza delle azioni associative proprio a causa della divisione. Non credo sia così: Assarmatori è nata all’interno di Conftrasporto come braccio operativo nell’economia marittima, proprio per contribuire e fare crescere una pluralità di interessi, con l’obbiettivo di migliorare l’efficienza del sistema e consentire alle imprese, europee e non, di investire in Italia nell’ambito dell’armamento e nella filiera logistica. Tra gli obbiettivi fondamentali, c’è proprio quello della crescita della modalità del trasporto marittimo - indipendentemente dallo Stato di bandiera - posto che noi abbiamo numerose imprese associate che battono bandiera italiana, che quindi ne sostengono la sua competitività e il suo utilizzo».

La bandiera è ancora un tema divisivo?
«Dunque, al centro dell’azione, Assarmatori pone il lavoro marittimo: per questo seguiamo con attenzione il procedimento di approvazione del regime di aiuto al settore marittimo da parte della Commissione europea. Un regime che deve portare all’allargamento del contributo di sostegno per l’imbarco dei marittimi (oggi previsto solo per le navi con bandiera italiana) a tutte le navi che battono una bandiera europea. Questo, oltre che un obbligo imposto dalla leggi comunitarie, è un provvedimento che avrebbe anche un significato sostanziale ed etico: perché consentirebbe l’imbarco di migliaia di italiani, con un incremento significativo dell’occupazione marittima. Aggiungo che al riguardo, sarebbe piuttosto opportuno riprendere il progetto della bandiera europea, per creare un livello di azione comune all’interno dell’Ue. Superando una situazione parcellizzata come quella di adesso, dove ci sono tante realtà, spesso in concorrenza - anche fiscale - tra di loro».

Quindi chiude alla proposta di Confitarma?
«Vede, in tutti i Paesi democratici non c’è un partito unico e un unico pensiero: per cui, prima di porci il problema delle strutture associative, dobbiamo allineare le nostre proposte sui temi più importanti. Una convergenza che peraltro abbiamo già chiesto a gran voce sulla salvaguardia della gente di mare, incontrando purtroppo delle forti chiusure. Ripartiamo da qui, cominciando ad allinearci sugli argomenti prioritari e di interesse comune».

Che sarebbero?
«Uno di questi è senz’altro il ruolo dello shipping nella società e nell’industria italiana. Se il contesto portuale, fiscale e normativo non asseconda i servizi marittimi ne soffre il Paese. Un esempio: il marebonus è l’incentivo alle imprese del trasporto su gomma che dovrebbe spingerle a utilizzare la nave rispetto alla strada. Se si guarda alla geografia, l’Italia è l’unico Paese Ue che per la sua conformazione territoriale consente un vero e articolato servizio marittimo alternativo alla strada. Peccato però che nonostante vi sia addirittura un incentivo per usare i nostri servizi, il regime di sostegno alle imprese marittime sia considerato ambientalmente dannoso e lo si voglia ridurre gradualmente. L’altro esempio, quello del limite della bandiera, è ancora più evidente».

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