Falsi certificati per lavorare a bordo, una piaga mai risolta / IL CASO

Genova - Già nel 2001 l’Organizzazione internazionale marittima aveva identificato 12.635 casi di certificazione fraudolenta riguardante la formazione dei marittimi

Lavorare a bordo può comportare rischi di diversa natura

di Elisa Gosti

Genova - Il problema dei certificati falsi è ben conosciuto nel settore marittimo. Già nel 2001 l’Organizzazione internazionale marittima aveva identificato 12.635 casi di certificazione fraudolenta riguardante la formazione dei marittimi. Una cifra già allora preoccupante, senza tenere conto dei casi non identificati. L’entità del problema oggi risulta non quantificabile: ciò che è certo è che, in circolazione, vi sono migliaia di certificati falsi. Ogni certificazione proveniente da fonti non controllate rimane potenzialmente sospetta.

Ecco perché le compagnie di navigazione richiedono documentazione verificata, che comprovi l’avvenuta formazione del personale marittimo: «La competenza di chi lavora a bordo è uno dei fattori cruciali per una gestione efficiente e sicura della navigazione perché ha un impatto diretto sulla la salvaguardia della vita in mare e sulla protezione dell’ambiente marino» fanno sapere dall’Imo. La Stcw (Stabdards of Training, Certification and Watchkeeping for Seafarers) è stata creata appositamente per assicurare i più alti parametri di competenza del personale marittimo a livello globale. Tuttavia, con i falsi certificati in circolazione, le compagnie di navigazione ogni giorno corrono il rischio di assumere qualcuno che presenta una documentazione falsa: questo è un aspetto non secondario perché mette a repentaglio la sicurezza dell’equipaggio e della nave e la salvaguardia dell’ambiente.

Si tratta di una questione che ha assunto una dimensione globale. Secondo quanto emerso nell’ambito di un progetto europeo, denominato “GetQuality”, ogni 10 marittimi, uno avrebbe avuto esperienza, diretta o indiretta, con la certificazione fraudolenta. Lo studio ha anche sottolineato come il problema rappresenti una vera minaccia per tutto il sistema della formazione e della certificazione, determinando un clima generalizzato di sospetto e sfiducia tra i diversi soggetti interessati e Paesi, e come già detto, provocando pericoli concreti per quanto concerne la sicurezza della navigazione.

In India il problema ha assunto recentemente anche una dimensione mediatica. È stato descritto come «il più grande scandalo nel campo della certificazione»: la direzione generale indiana del Trasporto marittimo ha rilevato certificati falsi provenienti da cinque istituti di formazione dove il ciclo formativo necessario non era stato concluso. In un primo momento i marittimi sono stati allontanati dal lavoro mentre alcuni sono stati invitati a seguire nuovi percorsi di formazione presso istituti approvati per rilanciare la propria carriera.

La Convenzione internazionale sugli standard di addestramento, abilitazione e tenuta della guardia per i marittimi - nota appunto anche come Stcw - è stata adottata dall’Imo il 7 luglio 1978. Definiti i criteri e gli standard, tuttavia, il problema risiede nell’attività di verifica e di controllo degli istituti formativi a livello internazionale. La soluzione messa a punto da aziende come Seaguill Maritime, società specializzata nella formazione dei marittimi, consiste nella realizzazione di un sistema che possa rendere agile a chiunque la verifica della validità dei certificati in circolazione, grazie all’effettuazione di controlli e all’utilizzo di codici Qr per i corsi più recenti o di loghi registrati per quelli più vecchi: una soluzione che consente di effettuare una severa ma veloce azione di controllo sulla documentazione che viene presentata, al fine di esser certi che il marittimo abbia completato il necessario ciclo di training.

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