Il rapido ritorno alla normalità dei porti cinesi / FOCUS

Per accelerare la Cina ha deciso di tagliare le tasse sullo shipping e le compagnie stanno festeggiando dopo aver perso centinaia di milioni di dollari aspettando che il coronavirus togliesse i blocchi al sistema produttivo e logistico del Dragone

La Cina torna alla normalità

di Simone Gallotti

Genova - Ad un passo dalla normalità. I porti cinesi sono sempre più vicini alla riapertura totale e il mondo dei trasporti marittimi tira un sospiro di sollievo. Pechino ha già calcolato che solo il 10% delle attività legate alla logistica e ai trasporti è rimasto indietro, ma il resto «è pienamente operativo». Non è solo l’ottimismo statale a certificare che le banchine cinesi hanno ripreso a lavorare, ma c’è anche il sigillo degli analisti occidentali che esultano dopo aver passato le settimane più calde a contare i danni: «Le fabbriche e i trasporti su gomma sono ripartiti - spiegano gli analisti - e sono operativi all’80% della capacità».

Più benzina nel motore
Per accelerare la Cina ha deciso di tagliare le tasse sullo shipping e le compagnie stanno festeggiando dopo aver perso centinaia di milioni di dollari aspettando che il coronavirus togliesse i blocchi al sistema produttivo e logistico del Dragone. «Dal primo marzo sino alla fine di giugno le tasse portuali e quelle logistiche sono tagliate del 20%» ha annunciato il governo. Due settimane fa erano stati gli armatori italiani e Conftrasporto a chiedere al governo una misura simile. Per Assarmatori sarebbe servita a fronteggiare l’emergenza e a lenire le ferite, per i cinesi invece è necessaria per una ripartenza più veloce. Gli effetti positivi sono già nei numeri: la stiva delle navi è piena per il 75%, dopo che i colossi d’acciaio dei mari erano stati costretti a fermarsi in porto proprio perchè non c’era merce. Era sparita dal mercato la metà della capacità che di solito navigava su quelle rotte: in pochi giorni si erano volatilizzati quasi 2 milioni di container. Ora c’è il rimbalzo e gli otto maggiori porti cinesi - i più grandi al mondo - hanno recuperato il 5% in pochi giorni.

Arrivano i soldi
I giganti statali dello shipping stanno beneficiato per primi degli aiuti di Pechino. Le banchine e la logistica pagheranno meno tasse, mentre ai cantieri navali sta per arrivare una pioggia di soldi per poter ripartire. Cssc, uno dei grandi gruppi in grado di costruire mega navi per gli armatori di tutto il mondo, ha emesso il primo “bond coronavirus” da quasi 800 milioni di dollari. Il finanziamento servirà per far ripartire i bacini e per riprendersi dalla batosta che i “nemici” coreani hanno rifilato a Pechino negli ultimi giorni, con il sorpasso nella classifica mondiale degli ordini di nuove navi.

La scommessa degli armatori
L’ottimismo dei cinesi contagia anche il mare. Le grandi compagnie cargo sono convinte che alla fine l’impatto del coronavirus sui traffici non ci sarà. Anzi: per il colosso francese Cma Cgm dopo il grande stop, arriverà la corsa a riempire i magazzini ormai vuoti per la chiusura della Cina, la fabbrica del mondo. La normalità arriverà a metà marzo, ma poi sarà tutta merce in più da trasportare verso i mercati non colpiti dall’emergenza sanitaria o in ripresa dopo il momento peggiore.

L’effetto Trump
In America la guerra commerciale sui dazi con la Cina, partita ben prima del virus, aveva portato gli americani a a riempire i magazzini e quelle scorte hanno ora consentito all’economia Usa di reggere al crollo dei traffici di queste settimane. A Los Angeles e Long Beach, le banchine più importanti del Paese, il calo del traffico ha raggiunto il 15%. «L’effetto domino dalla Cina però ci preoccupa» dicono i manager dei porti americani. L’ottimismo della sponda asiatica non è ancora arrivato sulla East Coast. —

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